mido170388@hotmail.it - Blog Alzarating https://blog.alzarating.com Incrementa il Valore della Tua Impresa Wed, 06 Sep 2023 03:48:28 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.7.2 https://blog.alzarating.com/wp-content/uploads/2023/07/AR.webp mido170388@hotmail.it - Blog Alzarating https://blog.alzarating.com 32 32 Innovazione digitale: un viaggio verso il futuro https://blog.alzarating.com/innovazione-digitale-un-viaggio-verso-il-futuro/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=innovazione-digitale-un-viaggio-verso-il-futuro&utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=innovazione-digitale-un-viaggio-verso-il-futuro https://blog.alzarating.com/innovazione-digitale-un-viaggio-verso-il-futuro/#comments Wed, 06 Nov 2019 10:08:27 +0000 http://www.alzarating.com/?p=1172 Secondo una ricerca effettuata sull’innovazione digitale, le aziende più innovative sono grandi multinazionali o grandi imprese internazionali. Mentre le istituzioni pubbliche, le organizzazioni no profit oltre e le Pmi procedono più lentamente nel percorso d’innovazione. Nonostante l’Italia rimanga agli ultimi posti in Europa nello sviluppo del digitale, l’onda dell’ innovazione digitale pare essere giunta anche…

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Secondo una ricerca effettuata sull’innovazione digitale, le aziende più innovative sono grandi multinazionali o grandi imprese internazionali. Mentre le istituzioni pubbliche, le organizzazioni no profit oltre e le Pmi procedono più lentamente nel percorso d’innovazione.

Nonostante l’Italia rimanga agli ultimi posti in Europa nello sviluppo del digitale, l’onda dell’ innovazione digitale pare essere giunta anche nel nostro Paese.

Soprattutto appare essere accolta finalmente con la dovuta consapevolezza dalle nostre imprese, e con le necessarie risorse.

Da circa due anni si registra finalmente un trend positivo nei budget ICT, confermato anche per quest’anno.

Il 39% delle imprese intervistate dichiara un aumento nel budget ICT per il 2019 con un trend di crescita complessivo del 2,6%. Un tasso oltre ogni più rosea aspettativa, e di molto superiore a quello che possiamo prevedere per la crescita del nostro Paese.

A trainare il fenomeno sono sempre le Grandi imprese, sebbene anche le Grandissime continuino a contribuire a questo trend positivo. Crescono anche i budget destinati all’Innovazione Digitale presenti in altre Direzioni aziendali, tra cui la Direzione Marketing e la Direzione Tecnica.

Gli investimenti delle imprese in Innovazione Digitale per il 2019

Gli investimenti in Innovazione Digitale saranno, per il 2019, focalizzati su 6 principali aree che da un paio d’anni si confermano al top.

  1. Primo posto: si posiziona l’investimento in Digitalizzazione e Dematerializzazione di processi e documenti, con il 39% delle risposte. Secondo le stime dell’Osservatorio Fatturazione elettronica & e-commerce B2b11, continua a crescere il transato e-commerce B2b che raggiunge i 335 miliardi di euro, pari al 15% degli scambi fra imprese.
  2. Secondo posto: troviamo, sostanzialmente a pari merito, Business Intelligence e Big Data che detiene la cima della classifica ormai da molti anni. Il mercato Analytics in Italia nel 2018 raggiunge quota 1,4 miliardi di euro, crescendo con un tasso del +26% a conferma del trend che ne ha caratterizzato la dinamica negli ultimi anni.
  3. Terzo posto: con il 31%, l’ambito del Consolidamento applicativo, sviluppo e rinnovamento di sistemi gestionali e ERP.
  4. Quarto posto: si conferma l’interesse per lo Sviluppo e Rinnovamento dei sistemi CRM (26%),
  5. Quinto posto: l’impegno per Soluzioni di e-commerce e Mobile Commerce (20%): nel 2018 l’e-commerce B2c in Italia segna infatti +16% rispetto al 201713.
  6. Sesto posto si conferma anche quest’anno alto l’impegno per i Sistemi di Information Security, Compliance e Risk Management. Certamente per un trascinarsi degli effetti del nuovo Regolamento europeo sulla protezione dei dati (GDPR, General Data Protection Regulation- Regolamento UE 2016/679), rinforzati dagli ultimi preoccupanti scandali legati all’uso improprio dei dati personali.

Alto in classifica l’interesse per le Applicazioni e tecnologie di Industry 4.0

Entra nelle top ten 2019 l’ambito del Cognitive Computing, Machine Learning e Artificial Intelligence, sebbene ancora poco sfruttata, secondo l’Osservatorio Artificial Intelligence, il 56% delle imprese italiane ha avviato progetti in questa area.

La presenza di budget per l’innovazione digitale è in più Direzioni anche nella medesima azienda, non solo nell’ICT, nel Marketing e nella Direzione Innovazione, ma anche nelle Direzioni Tecniche, nella Direzione HR, nelle Operations.

La speranza è che nel futuro ogni Direzione sia digitale. La governance dell’innovazione digitale è quindi sempre più appannaggio diffuso nelle imprese, imponendo, come emerge dalla ricerca degli Osservatori, una metamorfosi dell’intera organizzazione, dei suoi processi e della sua cultura, verso un modello più coordinato ma anche più agile.

Come gestire l’innovazione digitale in azienda

Dalla ricerca emerge che il 77% delle imprese che ha introdotto la Direzione Innovazione lo ha fatto negli ultimi 2 anni. Si tratta quindi di un fenomeno molto recente e che non segue sempre gli stessi modelli organizzativi.

Prendendo in esame le imprese con oltre 250 dipendenti, secondo i dati raccolti, quelle che ricorrono a team dedicati per ogni specifico progetto di innovazione è pari al 35%. Quelle caratterizzate da  attività non strutturate e con gestione occasionale raggiungono il 26%.

Nel 4% dei casi è presente un Comitato Innovazione interfunzionale che si riunisce periodicamente. Nel 36% dei casi esiste una Direzione Innovazione o un Ruolo dedicato all’Innovazione.

Al di là delle differenze, però, ciò che conta è che le imprese sembrano essersi finalmente messe in moto per affrontare le sfide dell’Innovazione Digitale.

Sebbene in molti casi questo percorso possa sembrare, a primo impatto, immaturo, la consapevolezza della sua importanza appare cresciuta. Sembra esserci una convergenza verso modelli organizzativi volti a incrementare la partecipazione e l’impegno nei confronti dell’Innovazione Digitale a tutti i livelli.  

Aumenta la necessità di accrescere le competenze digitali, anche quelle più soft, per saper cogliere e valutare scenari e opportunità. È forte anche il bisogno di operare nell’ecosistema in modo aperto per aumentare gli spunti di innovazione e assorbire conoscenza.

Come impatta l’innovazione digitale nelle aziende?

Sebbene l’innovazione rappresenti l’assicurazione attraverso cui le imprese favoriscono la propria sopravvivenza, misurarne gli impatti risulta tutt’altro che scontato.

La Ricerca ha analizzato come si stanno muovendo le imprese rispetto alla misurazione degli impatti dell’Innovazione Digitale.

La prima evidenza ci dice che solo il 17% delle imprese possiede un sistema di metriche, di questi il 14% deve ancora consolidarne la struttura.

Ben il 40%, tuttavia, dichiara di avere in programma di adottarne uno. Le principali motivazioni che spingono ad adottare un sistema di misurazione degli impatti dell’Innovazione Digitale sono di tipo economico:

  • valutare la profittabilità delle attività di innovazione (58%);
  • supportare la selezione dei progetti (41%);
  • tenere sotto controllo le risorse utilizzate (36%).

Seguono ragioni organizzative: Motivare le persone verso l’innovazione (36%) Favorire il coordinamento e la comunicazione (28%).

I parametri che vengono misurati e analizzati per primi, come è facile aspettarsi, sono quelli inierenti ai risultati economici (Roi, fatturato), con il 71% delle preferenze indicate dai rispondenti.

Seguono il consumo di risorse impiegate nel processo di innovazione con il 53% (FTE, investimenti) e gli indicatori che definiamo di Branding, meno facilmente misurabili (soddisfazione clienti e/o dipendenti, immagine, employer branding) con il 50%.

Per quanto riguarda le dimensioni più importanti da misurare, sul podio, insieme a Risultati economici e indicatori di Branding, sale, con il 43% delle preferenze, l’Impatto sulla cultura aziendale e sul modello di leadership orientati all’imprenditorialità e all’innovazione.

Innovazione digitale e i vantaggi per le aziende

innovazione digitale alzarating 119

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha diffuso da poco un report sullo stato del digitale in Italia.

Ciò che emerge è che stiamo facendo passi importanti, che spesso però sono troppo piccoli e localizzati.

Se non sfruttiamo a pieno i vantaggi della trasformazione digitale, perdiamo opportunità e profitti.

Quali sono questi vantaggi? 

  1. Più produttività e meno errori

I concetti chiave dell’innovazione sono una maggiore efficienza e più sicurezza in tutti i reparti. Le aziende che hanno già investito in robot per la manifattura, stampa 3D, realtà aumentata e nanotecnologie hanno giovato di procedure più solide, meno errori e soprattutto un’importante ottimizzazione dei costi. Riducendo le criticità e gli sprechi, si va verso un’impresa digitale che sarà sempre più virtuosa.

  1. Nuovi mercati e fatturati al rialzo

Un altro motivo importante che spinge le imprese a innovarsi è la possibilità di migliorare i prodotti e studiarne di nuovi.

Grazie al digitale la PMI può diventare più competitiva e aprirsi a nuovi mercati, sia nazionali che internazionali. Dal rapporto del MiSE emerge che le aziende 4.0 hanno visto un aumento del fatturato del 42,7% nell’ultimo triennio, mentre quelle tradizionali sono stabili o addirittura in calo (-30%).

  1. Meno carta e meno burocrazia

Anche gli uffici possono beneficiare della trasformazione digitale, che in questo caso può avere costi relativamente bassi, ma può dare risultati enormi.  Attraverso soluzioni web e gestionali su misura si può alleggerire il carico di lavoro degli impiegati, eliminando processi che possono diventare automatici. In questo modo si possono dedicare ad attività più stimolanti per loro e più utili per il business, invece di perdersi tra carta e faldoni.

  1. Decisioni più sicure coi Big Data

Tutti ne parlano, ma i “grandi dati” restano un argomento che sembra inavvicinabile, specie dalle piccole realtà. Al contrario, ogni giorno, anche le PMI ricevono e inviano quantità di dati enormi, che se messi in ordine possono rivelarsi cruciali per ogni business.

L’analisi di dati concreti può aiutare gli imprenditori a prendere decisioni sempre più efficaci, perché basate sul proprio gestionale, sui macchinari e sulle comunicazioni interne ed esterne.

  1. Realtà virtuale, tra prodotto e marketing

Il settore della Realtà virtuale e aumentata è in espansione: gli introiti legati a queste tecnologie sono impennati negli ultimi anni e non intendono rallentare. Grazie alla realtà virtuale nell’edilizia è possibile entrare in prima persona nelle abitazioni prima che vengano costruite, mentre nella manifattura si può provare i prodotti ancora prima di realizzarli. Sono innumerevoli anche le attività legate al marketing, per coinvolgere sempre di più il cliente.

Dopo averti illustrato l’importanza dell’innovazione digitale all’interno delle aziende ti invito a riflettere su quanto possa impattare sulla tua azienda per stare al passo con i tempi e crescere sempre di più.

Per non parlare delle agevolazioni fiscali che potresti avere sviluppandoti ed evolvendoti nel digitale.

Ritieni che la tua azienda possa ancora crescere ed innovarsi rispetto alla tua attuale situazione?

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Il fallimento: il peggior incubo di ogni imprenditore https://blog.alzarating.com/il-fallimento-il-peggior-incubo-di-ogni-imprenditore/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=il-fallimento-il-peggior-incubo-di-ogni-imprenditore&utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=il-fallimento-il-peggior-incubo-di-ogni-imprenditore https://blog.alzarating.com/il-fallimento-il-peggior-incubo-di-ogni-imprenditore/#respond Thu, 31 Oct 2019 10:07:10 +0000 http://www.alzarating.com/?p=1166 A proposito di Halloween……quale potrebbe essere il peggior incubo di ogni imprenditore? Ebbene si proprio il fallimento della sua azienda. Dall’imprenditore che ha creato la sua azienda anni fa e non riesce a stare al passo con i tempi. A quello che decide di  diventare imprenditore lasciando un lavoro dipendente per mettersi in proprio e…

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A proposito di Halloween……quale potrebbe essere il peggior incubo di ogni imprenditore? Ebbene si proprio il fallimento della sua azienda.

Dall’imprenditore che ha creato la sua azienda anni fa e non riesce a stare al passo con i tempi.

A quello che decide di  diventare imprenditore lasciando un lavoro dipendente per mettersi in proprio e avviare un’ attività.  Scelta decisamente coraggiosa ma… Ma quali sono i 5 errori da non commettere per evitare il fallimento della tua attività?

Come evitare il fallimento? Te lo racconto attraverso questa storia. 

“Mauro e Annalisa, sposati da 8 anni: entrambi con un posto sicuro, due splendidi figli e tra matrimonio e fidanzamento, 15 anni di amore”.

Rappresentavano la classica “famiglia del Mulino Bianco”. Ma la loro ambizione, la loro voglia di indipendenza e di migliorare la situazione lavorativa li porto a fare un passo che avrebbe cambiato totalmente la loro vita.

Un giorno ebbero l’illuminazione.

Aprire un’attività in proprio in modo da smettere di essere dipendenti di qualcun’altro, gestendo al meglio il loro tempo e guadagnando più soldi.

Un sogno, che poteva finalmente realizzarsi grazie ai soldi risparmiati da entrambi in anni di duro lavoro. Mauro ed Annalisa erano giovani, fiduciosi del fatto che avrebbero potuto farcela.

Passarono mesi a decidere quale attività aprire, non analizzando il mercato, ma solamente provando a trasformare una passione di lei (la cucina) in un lavoro.

Decisero di buttarsi aprendo una piccola trattoria nella periferia di Roma, solo perchè lei era un ottima cuoca.

Diciamocelo tra di noi, sono andati allo sbaraglio. Avevano dei soldi da spendere ed hanno aperto la prima attività che è venuta loro in mente senza comportarsi da imprenditori.

Questo li ha portati a commettere i seguenti errori:

  1. il fatto che si siano licenziati senza nemmeno sapere a cosa sarebbero andati incontro. Si sono buttati in un’avventura che ritenevano emozionante, ma senza avere nessuna base di gestione aziendale, contabilità e marketing;
  2. un investimento di circa 120 mila euro, dilapidando completamente i loro risparmi e in parte anche una parte di soldi prestati dai genitori di Annalisa senza farsi prima due conti con un piano ben preciso. Altro errore è stato quello di voler aprire zona a loro più comoda invece di fare un’analisi di mercato per capire dove fosse meglio aprire la loro trattoria;
  3.  ad aggravare il tutto si aggiunge la scelta del commercialista più economico ma al tempo stesso privo di competenza, amico del loro migliore amico;
  4.  per non parlare dell’acquisto di attrezzature di seconda mano pagandole in contanti, nella speranza di risparmiare ma prive di garanzia. Acquistando  invece le attrezzature nuove oltre ad avere una garanzia avrebbero potuto sfruttare la possibilità di avvalersi di alcuna dilazione e agevolazioni fiscali;
  5. l’apertura di una ditta individuale trascurando per esempio che esistevano forme più adatte come l’impresa coniugale o familiare.

Sono riusciti finalmente ad inaugurare la loro bellissima trattoria nel novembre del 2012 ad un mese da Natale.

La speranza era che i turisti, in arrivo nella capitale durante le feste avrebbero gustato i piatti deliziosi cucinati da Annalisa e Giulia sua sorella, entrambe appassionate di cucina. Inizio un periodo di duro lavoro nella speranza che arrivassero più clienti possibili.

Ecco un altro errore che può portare al fallimento.

Quali clienti? Quante persone sapevano dell’esistenza di quella trattoria?

Uno dei problemi che avevano trascurato era proprio quello di portare clienti alla loro attività attuando una corretta strategia di marketing.

Ovviamente passò a trovarli “l’agente degli elenchi telefonici” e per la modica cifra di 1700 euro annui li convinse a fare il sito.

Ma i risultati furono in ogni caso disastrosi: pochissimi clienti, gestione approssimativa, esperienza o supporto nel marketing inesistente.

Risultato: fatturati praticamente pari a zero. In ogni caso provarono a tirare avanti la baracca per altri 6 mesi lavorando nella speranza che prima o poi qualcosa potesse cambiare:

“Chissà magari ci vuole tempo col passaparola le cose potrebbero migliorare. E se provassimo ad abbassare ancora i prezzi?  In fondo la qualità dei nostri prodotti e molto alta. Ce la faremo – diceva Mauro – è solo una questione di tempo. Nessuno è mai decollato da un giorno all’altro”.

Passarono i 6 mesi e oltre: ma le cose peggioravano drasticamente. Spendevano più soldi di quanti ne entrassero senza capire veramente quanto costasse tenere ogni giorno la serranda aperta.

Quanto avrebbero dovuto incassare per coprire interamente le spese e guadagnare anche qualcosa?

Purtroppo quel terribile giorno non tardo ad arrivare. Il loro “commercialista” li convocò comunicando che la situazione era così negativa al punto da dover chiudere se non volevano rischiare di perdere tutti i soldi investiti.

Fu così che dovettero dichiarare FALLIMENTO. Quali furono i risultati di questa tragica avventura?

In un anno riuscirono a dilapidare più di 100.000 euro, persero ovviamente il posto di lavoratori dipendenti e tutt’ora non si spiegano il motivo del loro fallimento.

Vediamo quali sono i motivi che li hanno spinti verso il fallimento

Purtroppo per loro hanno commesso troppi errori che li hanno portati dritti alla chiusura della loro attività.

  • Pensavano da dipendenti. Per gestire un business è necessario pensare come un imprenditore, non come un dipendente. Non basta lavorare o saper fare il prodotto meglio degli altri;
  • Non avevano alcuna nozione di gestione aziendale. Prima di iniziare un qualsiasi business è necessario conoscere qualche concetto amministrazione, contabilità e fisco. Le scelte che farai all’inizio condizioneranno tutta la vita dell’impresa;
  • Hanno scelto i collaboratori e le attrezzature più economiche. Scegliere i collaboratori giusti, soprattutto il commercialista, è necessario per avere un confronto e consigli utili per gestire ogni impresa. A questo proposito potresti avere consigli anche sull’acquisto delle attrezzature e sulle agevolazioni fiscali a tuo favore.
  • Non hanno mai fatto i conti. Non sono mai riusciti ad avere un’idea precisa di quanto spendessero mensilmente per tenere in piedi la baracca;
  • Hanno fatto un marketing inutile e quasi inesistente.  Si sono affidati al sito fatto da quello degli elenchi telefonici (che non ha la più pallida idea di cosa sia una strategia di marketing) e ai giornali locali (che se utilizzati in modo appropriato possono invece essere un mezzo potente).

Purtroppo, per gestire una qualsiasi attività non basta saper lavorare, non basta essere più bravi del concorrente che magari ha lo stesso negozio a due km dal tuo.

È  necessario saper fare gli imprenditori, saper condurre al meglio la tua impresa, il tuo negozio, il tuo business.

Bisogna sapere come muoversi fin da quando si decide di aprire, scegliere i giusti collaboratori, informarsi e documentarsi.

Immagina se loro avessero:

  • Pensato da imprenditori e non da lavoratori. Avrebbero potuto prediligere quelle attività che sarebbero servite a riempire la loro trattoria, come ad esempio il marketing che invece avevano completamente trascurato per dedicarsi al solo lavoro.
  • Studiato qualche concetto minimo di gestione ed amministrazione non avrebbero commesso molti errori e fatto le scelte che li hanno condotti al FALLIMENTO.
  • Capito quanto EFFETTIVAMENTE costasse, tenere aperto il negozio ogni mese avrebbero potuto valutare, fin da subito, che qualcosa andava fatto per portare più clienti. Invece se ne sono resi conto dopo più di 6 mesi sommersi tra l’altro dalle tasse da pagare.
  • Contattato e si fossero affidati a dei professionisti, li avrebbero aiutati a 360°. Sarebbero partiti dal marketing, dal brand. Avrebbero seguito le linee guida su come posizionarsi, fatte di ricerche di mercato in modo da individuare il posto strategico dove aprire la loro trattoria.
Ma soprattutto avrebbero evitato le disavventure che li hanno portati al fallimento.

Il sogno di ogni lavoratore dipendente, specie se si ritrova con un capitale minimo da poter investire è da sempre quello di aprire un’attività propria.

Sogno che però troppo spesso, come nel caso di Mauro e Annalisa, si è ben presto trasformato in un incubo, perchè pensare da imprenditore non è come fare il dipendente. Il percorso è decisamente più lungo. Naturalmente imprenditori non si nasce ma, farsi guidare e supportare da professionisti che conoscono il settore, ci aiuta a sviluppare una mentalità imprenditoriale.

La differenza tra la mente di un dipendente e quella di un imprenditore è notevole

Il dipendente deve solamente fare al meglio il proprio lavoro o prodotto e poi al resto ci pensano gli altri.

L’imprenditore deve gestire ogni aspetto della propria impresa, come la gestione, il marketing, la contabilità.

L’imprenditore deve fare delle scelte che condizioneranno la vita della sua impresa o negozio e, prima di scegliere, deve sapere a cosa va incontro prendendo una strada piuttosto che l’altra.

Il vero imprenditore deve imparare in primo luogo a fare l’imprenditore, a delegare e non ad essere dipendente della propria impresa.

Deve imparare a fare il giusto marketing per portare clienti alla propria impresa o negozio.

Deve conoscere i punti di criticità della propria attività cercando di prevenire e all’occorrenza correggere non di certo sperando che migliorino da sole.

L’ imprenditore deve sempre sapere se la propria impresa lavora in attivo oppure in perdita, non può affidarsi al solo rendiconto annuale del commercialista.

Questi problemi io li conosco molto bene perché anche io ci sono passato ed ho commesso gli stessi errori, ma attraverso l’esperienza ho capito i segreti per gestire al meglio un impresa.

Successivamente ho deciso di trasmetterli ad altri imprenditori con l’obiettivo di guidarli verso un percorso che non li porti a vivere la stessa brutta avventura di Mauro e Annalisa: l’incubo del fallimento.

Tranquillo anche se oggi è Halloween e questa storia fa realmente paura a chi decide di mettersi in proprio ci sono modi per evitare di vivere questo incubo e avviare un’attività stabile e sicura.

Vuoi sapere come?
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Avrai a tua disposizione un esperto in materia ti darà preziosi consigli su come avviare o potenziare la tua attività.
Non solo: devi sapere che il nostro obiettivo è quello di portare finanza alle imprese, sfruttando al meglio le agevolazioni fiscali e analizzando le migliori soluzioni per portare la tua azienda verso il successo.

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Calo dei fatturati: il segnale di crisi ignorato dagli imprenditori https://blog.alzarating.com/calo-dei-fatturati-il-segnale-di-crisi-ignorato-dagli-imprenditori/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=calo-dei-fatturati-il-segnale-di-crisi-ignorato-dagli-imprenditori&utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=calo-dei-fatturati-il-segnale-di-crisi-ignorato-dagli-imprenditori https://blog.alzarating.com/calo-dei-fatturati-il-segnale-di-crisi-ignorato-dagli-imprenditori/#respond Wed, 30 Oct 2019 10:14:22 +0000 http://www.alzarating.com/?p=1161 Calo dei fatturati? Un segnale di crisi che spesso viene individuato quando sta già dilagando nella tua azienda. Ecco un’altra delle tue mattinate in cui arrivi in ufficio, verso le 9.15 e la tua segretaria ti passa l’elenco delle telefonate dei fornitori che hanno chiamato, nell’arco di un ora, per i tuoi ritardi sui pagamenti.…

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Calo dei fatturati? Un segnale di crisi che spesso viene individuato quando sta già dilagando nella tua azienda.

Ecco un’altra delle tue mattinate in cui arrivi in ufficio, verso le 9.15 e la tua segretaria ti passa l’elenco delle telefonate dei fornitori che hanno chiamato, nell’arco di un ora, per i tuoi ritardi sui pagamenti.

“Grazie Giulia, ci penso io”.

Entri in ufficio sconfortato e stufo di ricevere notizie del genere quasi ogni giorno. Di sentire il fiato sul collo dei fornitori, con l’ansia di non riuscire a pagarli.

Non sei abituato a vivere in quelle condizioni; sono mesi che le cose sembrano non andare bene e non sai più come gestire la cosa.

Ti viene l’ansia ogni volta che passi davanti alla tua segretaria con la paura che si siano altre telefonate dove i tuoi fornitori chiedono soldi.

Come tutte le mattine accendi il computer e prima di farti trasportare dalla frenesia delle tue giornate, che io chiamo tour delle 12 ore (quando ti va bene!!), ti ritrovi a controllare i tuoi conti correnti con la speranza che ci sia un nuovo incasso a darti un po’ di sollievo ma niente!! 

I tuoi conti sono in profondo rosso da mesi.

Nonostante le promesse e le telefonate appena fatte ai fornitori dicendogli che risolverai tutto a breve, dentro di te hai una morsa che ti priva il respiro perché sai benissimo che non riuscirai a mantenere la parola data.

Toglimi una curiosità: quante volte ancora vuoi rivivere questa situazione? Quanto deve durare l’ansia che da mesi non ti permette nemmeno di fare una notte di sonno senza incubi? Non sei stanco di tutto questo?

Non ti rendi conto che stai ignorando i primi segnali di crisi aziendale che il tuo istinto imprenditoriale ti manda?

Come ad esempio quella sensazione di pesantezza che ti prende poco prima di arrivare in azienda ogni mattina. Quello sconforto, quella consapevolezza di dover tornare di nuovo a sbattere la testa per cercare di trovare un rimedio alla mancanza di soldi in cassa.

Quel senso di impotenza per aggiustare il tiro prima che tutto crolli, sono i campanelli d’allarme che il tuo istinto di sopravvivenza imprenditoriale suona all’impazzata.

Un imprenditore riconosce a naso che le cose non stanno girando come dovrebbero, ma la frenesia delle sue interminabili giornate, la mancanza di strumenti di controllo e l’assenza di una guida professionale competente non gli permettono di mettere a fuoco il problema.

Ci sono degli eventi specifici che precedono l’esplosione di una crisi aziendale. Avvenimenti che spesso sono considerati talmente “normali” da passare inosservati, ma che guardate con occhio imparziale, senza il tuo coinvolgimento emotivo, suonano come le campane di una chiesa il giorno di Natale.

Uno dei segnali più evidenti e, al tempo stesso più ignorati, è il calo dei fatturati.

Sembra una banalità, ma posso assicurarti che molti degli imprenditori non prendono abbastanza seriamente la perdita di fatturato che la loro azienda registra di anno in anno.  

Anzi, ti dirò di più, molti di loro nemmeno sanno precisamente a quanto sia arrivato il loro fatturato quest’anno. Dimmi la verità: tu sapresti rispondermi senza andare a guardare?

Ti chiedo questo perché io e i professionisti del mio staff abbiamo a che fare spesso con questo tipo di problema, ogni volta che rispondiamo alle richieste di consulenza.

È assurdo!!! Non capisco come sia successo: ero convinto di avere la situazione sotto controllo!!”  Si certo è quello che vorresti ma ti posso assicurare che non sei il solo a trovarti in questa situazione: nella gran parte delle PMI manca il controllo sui numeri.

Un’azienda è un’organizzazione che nasce per generare ricchezza, produrre profitto e creare benessere per l’imprenditore e per la sua famiglia, ma anche per tutte le persone che sono coinvolte all’interno dell’attività aziendale.

Questo vuol dire che il tuo compito di imprenditore è quello di organizzare sistemi, trovare modalità ed attuare strategie per fare in modo che il fatturato cresca in modo costante, mese dopo mese, anno dopo anno.

In un mondo ideale il fatturato di un’azienda dovrebbe essere sempre in crescita: ma come ben sai, nel mondo reale, purtroppo non è così.

Ora ti starai chiedendo: “quindi cosa dovrei fare?”

Prima di tutto ti consiglio di andare a comparare il risultato di  quest’anno con quello degli anni precedenti: se ti rendi conto che c’è stato un calo dei fatturati ne devi indagare le ragioni e prendere atto del fatto che qualcosa in azienda non sta funzionando come dovrebbe.

Ma quali potrebbero essere le ragioni che portano ad un calo dei fatturati?

Come ben sappiamo la concorrenza è spietata e se un cliente trova di meglio ci mette un attimo ad abbandonarti.

Per non parlare dei cambiamenti delle dinamiche di mercato che mettono in pericolo la profittabilità del tuo business.

E poi ci sono le new entry: concorrenti più agguerriti, affamati o organizzati meglio di te.

Qualunque sia la ragione che ha provocato il calo dei fatturati della tua azienda prima riesci ad individuare il problema prima puoi rimediare.

Voglio svelarti un segreto! Ogni Leader della Vendita ha avuto un crollo di questo tipo in qualche momento della sua storia professionale.

Questo significa quindi che sono momenti superabili… se agisci subito.

La sfida più grande in questi frangenti è quella di assumersi la propria responsabilità e di impegnarsi per superare la situazione.

Ecco perché voglio darti subito dei consigli che ti aiuteranno a rimediare ai tuoi errori passati

Analizza oggettivamente

Stai per caso lavorando sempre sugli stessi vecchi clienti o sugli stessi prospect? Quanti sono quelli che magari continui a contattare, chiamare o visitare anche se non sembrano mai voler comprare?

Sono troppi gli imprenditori che ancora si scavano la fossa perché la loro paura del rifiuto è eccessivamente elevata.

Ricercare costantemente nuovi prospect e nuove opportunità di business, è una capacità che devi acquisire tassativamente nel contesto competitivo attuale.

Un Leader della Vendita sa bene che la priorità numero uno è quella di avere sempre a disposizione un flusso di nuovi potenziali clienti. È tua responsabilità assicurarti che questo accada. Se vuoi risanare il tuo calo dei fatturati non puoi permetterti di aspettare ma devi fare in modo che le cose accadano.

Vuoi evitare un ulteriore calo dei fatturati? Non sottovalutare il “nuovo che avanza”

Ti faccio un esempio parlandoti di un brand che ha venduto cellulari per anni e che conosci sicuramente bene.

Dopo l’arrivo dei nuovi smartphone e soprattutto di iPhone nell’estate del 2007, Nokia continuò a proporre alternative che possiamo considerare totali flop.

Fino ad allora i clienti compravano Nokia senza neanche porsi la domanda, sapevano che era la scelta migliore: si fidavano della forza del marchio che appariva inscalfibile.

Nonostante l’arrivo sul mercato di nuovi prodotti, dunque, nelle “stanze dei bottoni” di Nokia si continuò a puntare su modelli ormai obsoleti per l’epoca e senza particolari innovazioni. La poca lungimiranza si dimostrò fatale.

Una volta terminato il bonus di fiducia dei compratori, che ormai cominciavano a dirigersi verso iPhone, Samsung e altre case, Nokia scoprì di essere debole.

Scoprì che forse era arrivato il momento di cambiare rotta, di rinnovarsiMa era già troppo tardi. Ed è così che questo gigante ha gettato al vento anni ed anni di anticipo nei confronti dei concorrenti, adagiandosi sugli allori e vedendo giorno dopo giorno un calo dei fatturati drastico.

Vuoi sapere il motivo?

Perché non si sono preoccupati di innovarsi, di provare ad anticipare il mercato. Credendo di stare al passo con le esigenze del momento ma ritrovandosi nelle sabbie mobili.

Il concetto che voglio evidenziare in questo punto è: se non ti evolvi sarai mangiato dal mercato e il calo del fatturato inevitabile. Pensa solo alle agevolazioni fiscali che lo Stato sta mettendo a disposizione delle aziende per spingerle ad innovarsi.

Tanto per farti capire quanto sono importanti  la ricerca e l’ innovazione per la crescita di un azienda e dei suoi fatturati.

Secondo te qual è il passo successivo che devi fare per risollevarti dal segnale di crisi che hai ignorato e che ha portato il drastico calo del fatturato?

Pianifica il futuro della tua azienda

Lo stai facendo nel modo giusto? La pianificazione del marketing è un presupposto imprescindibile per lo sviluppo di ogni attività che miri a soddisfare bisogni e desideri espressi dal mercato.

Il punto di partenza è rappresentato dall’analisi della situazione attuale dell’impresa. L’obiettivo è quello di controllare l’ambiente in cui l’impresa si muove per cercare opportunità significative. La pianificazione delle attività definisce le decisioni strategiche generali dell’impresa che permetteranno di conseguire gli obiettivi di marketing prefissati.

Il “fai da te” non funziona: affidati a dei professionisti   

Si lo so: sei arrivato quel punto dove non vedi l’ora di mettere in pratica i consigli che ti ho dato per risollevare il futuro della tua azienda i tuoi fatturati e soprattutto do uscire dall’incubo dei fornitori.

Ma tieni bene a mente l’ultimo consiglio che ti ho dato: non buttarti su internet a fare mille ricerche con il rischio di incontrare tuttologi che ti fanno false promesse.

Perchè perdere tempo e soldi quando potresti avere a che fare con dei professionisti? Tu sei un imprenditore e devi pensare alla tua azienda: impara a delegare. Ci sono esperti in materia che ti possono supportare, guidare e consigliare.

Io negli anni ho analizzato un sacco di casi dove l’azienda perde fatturato per anni, con il rischio di arrivare ad un punto di non ritorno. Spesso mi sono ritrovato con imprenditori che hanno fatto scelte e mosse sbagliate.

Ecco perché voglio evitare che lo faccia anche tu.

Gli interventi necessari per rimettere in carreggiata la tua azienda devono essere pianificati con degli specialisti nella gestione delle imprese in difficoltà.

E ti dirò di più: prima coinvolgi me e il mio staff nell’analisi della tua azienda e nell’ideazione del progetto di ristrutturazione, minori saranno le perdite che sarai costretto a subire.

Vogliamo fare in modo che il “calo dei fatturati” diventi un lontano ricordo?
Bene allora compila il form qui sotto e richiedi la tua consulenza gratuita.
Io e il mio team non vediamo l’ora di far decollare i tuoi fatturati

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Scienza e innovazione: la quarta dimensione dell’acqua https://blog.alzarating.com/scienza-e-innovazione-la-quarta-dimensione-dellacqua/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=scienza-e-innovazione-la-quarta-dimensione-dellacqua&utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=scienza-e-innovazione-la-quarta-dimensione-dellacqua https://blog.alzarating.com/scienza-e-innovazione-la-quarta-dimensione-dellacqua/#respond Fri, 25 Oct 2019 09:09:37 +0000 http://www.alzarating.com/?p=1153 Quando scienza e innovazione diventano protagonisti di una scoperta incredibile. Questo grazie ad un’équipe di ricercatori dell’Università di Washington che potrebbe aver svelato il mistero dell’acqua. La squadra guidata da Gerald Pollack, professore alla facoltà di medicina dell’Università di Washington,  ha scoperto un quarto stato di aggregazione delle molecole (fonte: Grander Italia). Ma prima di…

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Quando scienza e innovazione diventano protagonisti di una scoperta incredibile. Questo grazie ad un’équipe di ricercatori dell’Università di Washington che potrebbe aver svelato il mistero dell’acqua.

La squadra guidata da Gerald Pollack, professore alla facoltà di medicina dell’Università di Washington,  ha scoperto un quarto stato di aggregazione delle molecole (fonte: Grander Italia).

Ma prima di svelare questa scoperta sensazionale facciamo un tuffo nella natura e vediamo il ciclo naturale dell’acqua sulla terra.

Dalla terra al cielo per tornare alla terra.

scienza e innovazione alzarating 114

Funziona più o meno così il ciclo dell’acqua, conosciuto a livello scientifico come ciclo idrologico.

Questo processo è molto importante, perché garantisce la rigenerazione dell’acqua che, altrimenti, una volta consumata si esaurirebbe.

E se non ci fosse più acqua a disposizione, la vita sulla Terra finirebbe. L’acqua, infatti, è una risorsa vitale per tutti: esseri umani, piante e animali.

Il ciclo naturale dell’acqua si svolge in tre fasi:

  • Evaporazione. In questa prima fase, il Sole scalda l’acqua dei mari e dei fiumi, ma anche quella che si trova nelle piante e negli esseri viventi, trasformandola in vapore. Dallo stato liquido, l’acqua passa quindi a quello gassoso ed evapora, salendo verso il cielo.
  • Condensazione. Una volta raggiunti gli strati più alti del cielo, dove le temperature sono molto basse, il vapore acqueo, che invece è caldo e leggero, si raffredda. In quel momento subisce una nuova trasformazione tornando allo stato liquido. Si formano così tante piccole gocce che, unendosi, vanno a comporre le nuvole.
  • Precipitazione. Più le varie goccioline si aggregano, più le nuvole diventano grandi e pesanti. A un certo punto, dal momento che il loro peso è aumentato troppo, le gocce cominciano a cadere a terra sotto forma di pioggia, grandine o neve, a seconda della temperatura che c’è nell’aria.

Dopo averti parlato del ciclo naturale dell’acqua andiamo a vedere come scienza e innovazione hanno portato ad una scoperta straordinaria che ti lascerà davvero senza parole. Sei pronto?

Scienza e innovazione: dal ciclo naturale alla rivelazione scientifica

Grazie ai ricercatori nel campo dell’acqua dell’Università di Washington, si rivela un meccanismo d’azione dell’acqua del tutto innovativo che avvicina la scienza alla considerazione che l’acqua memorizzi informazioni.

Come?

Oltre allo stato solido, liquido e aeriforme, i ricercatori hanno identificato un quarto stato, in cui le molecole dell’acqua liquida formano un “graticolato cristallino” esagonale.

Questo stato denota alcune sorprendenti caratteristiche capaci di capovolgere l’attuale concetto dell’acqua e di risolvere numerosi misteri.

Dal punto di vista meramente scientifico, l’acqua è una sostanza enigmatica. Nonostante 200 anni di ricerche, la scienza finora non è riuscita a comprendere a fondo questo elemento onnipresente.

La teoria ufficiale sull’acqua è ricca di anomalie, che con la concezione usuale, non trovano esauriente spiegazione.

Comunque sia, l’acqua è una sostanza affascinante anche al di là della scienza. È origine ed elisir di vita, il principale costituente del corpo umano e il nostro alimento più importante.

Scienziati statunitensi hanno illustrato una nuova teoria che, oltre a una possibile spiegazione delle anomalie dell’acqua, potrebbe fornire una base scientifica per la nobilitazione dell’acqua potabile.

Scienza e Innovazione: l’Acqua in EZ

I ricercatori hanno scoperto, che in prossimità di superfici idrofile presenti ovunque nel nostro corpo, l’acqua inizia a riordinarsi autonomamente. Vicino a queste superfici si crea uno strato d’acqua purissima che presenta delle caratteristiche decisamente diverse da quelle della comune H2O.

Questa zona con l’acqua misteriosa, spessa circa un quarto di millimetro, è stata denominata “Exclusion Zone” (EZ), poiché in quest’area l’acqua non solo si riordina ma addirittura si autodepura: impulsi elettrici espellono minuscole particelle da questo strato “EZ”.

Questo fenomeno è noto da tempo e sono stati eseguiti numerosi esperimenti per individuarne l’origine secondo le teorie tradizionali. In quasi due anni di lavoro, spalleggiato dalla sua squadra, Pollack ha verificato che nessuna di loro era in grado di fornire una spiegazione plausibile.

Per di più, l’acqua in EZ denota caratteristiche completamente nuove, come la differente resistenza elettrica, la viscosità più elevata, quasi gelatinosa, la variazione del valore pH e un’evidente carica negativa.

Quindi, oltre a quello liquido, solido e aeriforme, i ricercatori hanno scoperto un nuovo stato di aggregazione dell’acqua.

Tuttavia non si manifesta soltanto lungo le fibre muscolari e le membrane cellulari all’interno del corpo umano, come presunto inizialmente. Rappresenta piuttosto una forma intermedia fra acqua liquida e congelata.

In seguito a questi risultati sbalorditivi, i ricercatori compresero presto che l’acqua in EZ potrebbe svolgere un ruolo rilevante all’interno dell’organismo.

Innanzitutto c’era da individuare la provenienza dell’energia necessaria all’acqua per mantenere l’elevato ordine della sua struttura. Vari esperimenti condussero alla soluzione: la sua fonte era la luce, soprattutto l’invisibile radiazione infrarossa.

Svolgendo l’esperimento al riparo da irraggiamento, l’acqua in EZ non si formava, mentre con l’irradiazione solare e infrarossa lo sviluppo poteva addirittura essere potenziato. L’irradiamento aumentava l’EZ del triplo.

Anche questa fu un’affascinante scoperta: l’acqua immagazzina l’energia della radiazione solare in forma di una regolare struttura cristallina esagonale.

L’acqua viene “energizzata” fisicamente e non solo dal punto di vista esoterico.

Nel frattempo, Pollack è riuscito a dimostrare che il potenziale elettrico dell’acqua in EZ rispetto a quello dell’acqua “normale” è talmente alto da poter essere addirittura sfruttato.

La differenza di carica fra acqua in EZ e acqua “normale” è sufficiente a fungere da piccola batteria; energia ricavata direttamente dalla radiazione solare con nient’altro che acqua.

L’energia svolge un ruolo importante nel corpo, ma ancora più rilevante è la sua struttura.

Scienza e innovazione: nuove basi per la scienza?

Le ricerche di Pollack impressionano sotto molti aspetti. L’acqua è più di una sostanza secondaria sullo sfondo dello svolgimento dei nostri processi biologici, ne è parte integrante.

È come se finora,  l’albero avesse nascosto la foresta” ai ricercatori.

Esattamente come nella fisica, dove solo da qualche anno si forma l’ipotesi che lo stesso spazio potrebbe essere un intermediario energetico che influenza ciò che vi si trova, Pollack scopre l’acqua come una parte integrante della biochimica.

Un’appassionante analogia, in cui le risposte appaiono improvvisamente in presunti spazi vuoti fra gli oggetti analizzati da anni.

Pollack è una voce importante in un coro di ricercatori sempre più sonoro, che sta verificando che l’acqua è molto di più di quanto sia stato scritto nei libri scolastici.

L’acqua può possedere caratteristiche molto differenti che non dipendono soltanto dalle sostanze in essa disciolte, ma dalla sua stessa struttura.

Le sue ricerche dimostrano che l’acqua all’interno di organismi viventi è fondamentalmente diversa da quella che sgorga dalle nostre tubazioni. L’acqua viva ha un ordine e interagisce strutturalmente con le sostanze e gli esseri che vi si trovano.

I risultati delle ricerche mettono sempre più in evidenza come scienza e innovazione viaggiano di pari passo e trasmettono un messaggio cruciale: l’acqua ha la capacità di accumulare energia.

Su questa sensazionale scoperta Gerald Pollack , ha deciso di scriverci un libro. Ma chi è Gerald Pollack e di cosa parla il suo libro “La quarta fase dell’acqua”?

Gerald Pollack è fondatore della rivista scientifica “Water”. È  conosciuto in tutto il mondo per essere un grande comunicatore nel ramo scinetifico e innovativo e uno scienziato impegnato a sfidare i dogmatismi che impediscono di cogliere la realtà dei fatti.

È riconosciuto come un’autorità internazionale in campo scientifico e ingegneristico. Gestisce, inoltre, un centro di ricerca sulla scienza e tecnologia dell’acqua a Seattle.

Gerald Pollack e il suo libro “La quarta fase dell’acqua”

Con dovizia di esperimenti scientifici, l’autore del libro spiega molti comportamenti anomali dell’acqua rimasti per molto tempo incompresi, sostenendo la tesi dell’esistenza di una quarta fase dell’acqua (oltre la forma liquida, solida e gassosa).

Un impavido ricercatore ha navigato tra le insidie dello studio dell’acqua conducendo decine di semplici esperimenti attentamente controllati mettendoli insieme e fornendo il primo rapporto coerente sul comportamento e la struttura tridimensionale dell’acqua.

Gerald Pollack ci accompagna in un entusiasmante viaggio della scienza e innovazione alla scoperta dell’acqua, mostrandoci un mondo nascosto pieno di intensa attività fisica e in grado di darci risposte così semplici da risultare comprensibili a qualunque persona curiosa.

Il Professor Pollack enumera una vasta serie di esempi che mostrano come certe teorie astruse abbiano portato fuori strada, e offre una spiegazione estremamente semplice di come i cambiamenti nella struttura dell’acqua siano alla base della gran parte delle transizioni di forma e moto sulla terra.

Gerald Pollack ti invita ad aprire gli occhi e a fare una nuova esperienza del tuo mondo naturale senza dare nulla per scontato e risvegliare il tuo desiderio innato di dare un senso alle cose.

Ma cosa c’entra AlzaRating con Gerald Pollack?

Il 22 ottobre 2019 ho partecipato alla Conferenza “I quattro stati dell’acqua nella società 4.0: Ecosostenibilità e Opportunità da condividere” presso  la Fondazione AEM del Gruppo A2A a Milano.

Ho avuto l’opportunità di conoscere il Professor Gerald Pollack e di ascoltarlo mentre raccontava dell’incredibile scoperta di cui ti ho parlato sopra.

Questa è la dimostrazione che AlzaRating oltre a portare finanza alle imprese, sposa tutto quello che è Ricerca e Innovazione per poi svilupparlo a supporto delle imprese.

Ti piacerebbe conoscere meglio il metodo AlzaRating che ho creato a favore delle aziende orientate verso lo sviluppo e l’innovazione?

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Fiere Internazionali: strategie e agevolazioni fiscali https://blog.alzarating.com/fiere-internazionali-strategie-e-agevolazioni-fiscali/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=fiere-internazionali-strategie-e-agevolazioni-fiscali&utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=fiere-internazionali-strategie-e-agevolazioni-fiscali https://blog.alzarating.com/fiere-internazionali-strategie-e-agevolazioni-fiscali/#respond Wed, 23 Oct 2019 10:09:35 +0000 http://www.alzarating.com/?p=1146 Finalmente un’agevolazione fiscale a favore delle aziende che si sponsorizzano all’estero con l’obiettivo di internazionalizzarsi: stiamo parlando del Bonus Fiere Internazionali. Prima di parlare di questo incentivo voglio farti capire però quanto può essere importante partecipare ad una fiera e soprattutto farlo con successo. Dimmi la verità: ti è già capitato di tornare da una fiera insoddisfatto, perché…

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Finalmente un’agevolazione fiscale a favore delle aziende che si sponsorizzano all’estero con l’obiettivo di internazionalizzarsi: stiamo parlando del Bonus Fiere Internazionali.

Prima di parlare di questo incentivo voglio farti capire però quanto può essere importante partecipare ad una fiera e soprattutto farlo con successo.

Dimmi la verità: ti è già capitato di tornare da una fiera insoddisfatto, perché non hai raccolto come speravi, o perché l’organizzazione della fiera stessa era scadente e tanto altro ancora.

Tempi di organizzazione delle Fiere Internazionali

Ora ti faccio una domanda: quanto tempo prima della fiera hai iniziato a preparare il tutto? Due settimane prima dell’evento? Ecco appunto abbiamo trovato l’errore.

Non puoi pensare che in dieci o quindi giorni riesci ad allestire bene uno stand, organizzare incontri, comunicare la tua partecipazione al mondo, preparare materiale e chi più ne ha più ne metta.

Ci vuole tempo e continuità.

Devi lavorarci in modo costante, nulla deve essere fatto di fretta o lasciato al caso. Devi seguire le tempistiche della fiera stessa, o saranno soldi, tempo e anche salute persi.

Partiamo dall’inizio, dalla stesura del tuo marketing plan e quindi dalla pianificazione per l’anno nuovo.

Tu, con il tuo staff vendite e marketing, decidi che le fiere alle quali valga veramente la pena partecipare siano ad esempio 3. Due delle quali sono all’estero, supponiamo una in Europa e l’altra in America o Asia.

Non ho scelto il numero 3 a caso, è per mostrarti che puoi partecipare a tali eventi in 3 modi diversi portando a casa ottimi risultati organizzandoti seriamente.

Come prima cosa sappi che in tutti e tre i casi hai bisogno di una persona dell’ufficio comunicazione o dell’ufficio marketing.

L’ufficio che generalmente si occupa di comunicazione e media relation dedicata all’organizzazione della fiera.

Il suo compito è quello di fungere da collante fra l’ente organizzativo e il tuo staff delle vendite e del marketing.

La persona responsabile dell’ufficio marketing si prenderà carico delle informazioni che l’ente fieristico le manderà da quando vi siete iscritti in avanti.

Avrà inoltre il compito di comunicare le attività ai colleghi e di tutto quanto serva per organizzare di volta in volta la partecipazione tua e dello staff.

Allestimento delle Fiere Internazionali

L’allestimento è importante.

Devi avere un back office dove poter posizionare il materiale e un front office in ordine, se possibile con un angolo adibito a salotto per gli incontri più importanti.

Le altre postazioni possono essere o in piedi con desk, o con  sgabelli e desk: sono perfetti per ottimizzare gli spazi.

È importante tu abbia sempre un desk di accoglienza dove poter posizionare la persona che si è occupata dell’organizzazione della fiera ( ha concordato gli appuntamenti e coordinato gli eventi  se ne hai ).

Inoltre fa buona impressione e piacere alle persone, che hanno interagito con lui/lei, poterlo/a conoscere e dare un volto alla voce o alle e-mail.

Mi raccomando nello stand devono essere presenti i colori dell’azienda e Logo ben in evidenza.

Devi essere un neon, un faro nella notte.

I giorni della fiera

Se la durata media di una fiera è di 4 giorni solitamente i primi due/tre sono i più impegnativi e ricchi di eventi quindi si necessita la presenza di più persone.

Lo stesso vale per te: sei il CEO e certamente restare lontano dalla tua azienda troppo a lungo può portare delle difficoltà.

Così decidi di partecipare i primi due giorni mentre per tutto il restante periodo ci saranno il tuo direttore vendite e quello marketing con il loro staff.

Inoltre la persona preposta a prendere gli appuntamenti può benissimo essere il tuo riferimento così da filtrare al meglio gli incontri.

Terminata la parte di preparazione si prosegue con l’agenda appuntamenti.

Man mano che espositori e visitatori s’iscrivono, l’ente fiera crea un’agenda e dei match di compatibilità ( un po’ come nei siti d’incontri on line ), dove domanda e offerta possono fare richiesta d’incontro.

Naturalmente essendo la fiera rilevante è bene far contattare anche i tuoi clienti.

Fai loro presente che sarai lì e che, se ci saranno, sarebbe piacevole e interessante vedersi.

Evidenzia anche il fatto che durante i giorni della Fiera ci potrebbero essere promozioni, sconti o soprese per loro.

Oltre a stimolarli ulteriormente a partecipare li faresti sentire privilegiati e coccolati.

Non voglio smettere di ricordarti e sottolineare che la fiera ti serve sia per acquisire nuovi clienti o nuove collaborazioni ( insomma ampliare i contatti ).

Non dimenticare  però che rappresenta anche un momento di pure public relation con i tuoi attuali contatti.

Più precisamente ti parlo di collaboratori o fornitori o distributori, dipende dal tipo di fiera alla quale partecipi: le PR, anche in questi eventi, possono essere una leva potente.

Cosa manca a tutto questo?

Due cose: il materiale informativo e naturalmente il Cibo! Sì, hai capito benissimo!

Ti voglio svelare un segreto fondamentale.

Non c’è nulla di più accattivante quando si realizza una conferenza stampa o un mini evento della presenza di un buffet!

E’ il jolly che ti assicura la presenza di buona parte dei tuoi invitati! Naturalmente questo “dettaglio” deve essere ben evidenziato negli inviti .

Anche durante lo svolgimento quotidiano della fiera impressiona sempre positivamente offrire qualcosa da bere o da mangiare a chi viene al tuo stand.

Potrebbe essere un semplice caffè oppure un prodotto tipico del Made in Italy.

Il cibo da sempre rappresenta una grande ed importante attrattiva, per questo deve considerarsi parte integrante dell’attività fieristica!

È risaputo che gli affari migliori si chiudono a tavola, la convivialità è un elemento rilevante. Inoltre è proprio negli stand italiani che i visitatori si aspettano di trovare le proposte culinarie migliori.

Ora so già quello che ti sta balenando nella mente e che vorresti dirmi: “la fai facile tu! Ma hai idea di quello che mi verrebbe a costare tutto questo?”

Certo mi rendo conto che per organizzare tutto questo, il budget che hai stanziato è notevole.

Però, se hai letto il titolo, capirai che sto per rivelarti la soluzione anche a questo problema.

Lo Stato Italiano ha deciso di supportare le aziende in questi eventi e io sono qui per guidarti nell’iter che ti porterà a recuperare parte dei soldi che hai speso.

Ora andiamo nello specifico dell’agevolazione fiscale: Bonus Fiere Internazionali

Il fine dell’agevolazione in esame è del tutto evidente. Contribuire a rafforzare la visibilità e la qualità delle politiche di internazionalizzazione adottate dalle PMI italiane.

Come? Mediante il riconoscimento di un credito d’imposta, attribuito nella misura del 30%, delle spese sostenute e fino ad un massimo di 60.000 euro.

Il Bonus Fiere Internazionali sarà ripartito in tre quote annuali di pari importo e sarà utilizzabile esclusivamente in compensazione  (con modello F24) e secondo le modalità stabilite dall’articolo 17 D.lgs. 241/1997.

Per poter accedere al credito d’imposta, occorrerà presentare telematicamente un’istanza. Verrà poi rilevato l’ordine cronologico di presentazione delle relative domande.

Il riconoscimento del bonus fiere è, infatti, subordinato al rispetto dei limiti finanziari posti dalla norma istitutiva che prevede, per l’anno 2020, uno stanziamento di risorse, pari a 5 milioni di euro.

Quali sono le spese agevolabili per le Fiere Internazionali ?

Sono agevolabili, a titolo meramente esemplificativo:

  • i costi sostenuti per l’affitto e l’allestimento degli spazi espositivi;
  • gli investimenti pubblicitari, promozionali e di comunicazione effettuati per la partecipazione all’evento fieristico.

I primi ad inviare l’istanza avranno la possibilità di fruire del bonus nella misura piena. Si suggerisce dunque di raccogliere e fascicolare sin da ora, la documentazione probante la spettanza del credito.

La documentazione richiesta riguarda: contratti, fatture, documentazione probante il pagamento degli importi addebitati per le prestazioni richieste ecc.

Questo permette di provvedere al tempestivo invio della domanda.

Anche oggi e sempre di più, le fiere di settore sono uno degli strumenti a cui le aziende, di qualsiasi dimensione e struttura, ricorrono maggiormente.

Le Fiere Internazionali danno la possibilità di conoscere nuovi mercati di sbocco e promuovere la propria offerta.

Il Bonus Fiere Internazionali può essere un valido strumento, a supporto dell’internazionalizzazione d’impresa, ma da solo non basta.

Per il successo di una fiera, oltre all’investimento economico, serve una valida programmazione.che parte ancor prima di tutto, dalla scelta della fiera più idonea all’offerta dell’azienda.

Dalla fase di preparazione dell’evento e solo successivamente anche dalle attività svolte durante l’evento o dall’allestimento dello stand.

Come avrai capito io e il mio team siamo qui per aiutarti. Grazie alla nostra consolidata esperienza nell’ambito dell’internazionalizzazione d’impresa, possiamo metterti a disposizione, se deciderai di affidarti a noi,  un supporto completo.

Cosa intendiamo per supporto completo?

  • analisi e individuazione delle fiere più attrattive per il settore dell’azienda;
  • la definizione della strategia attraverso la quale pianificare le attività promozionali, la comunicazione off-line e on-line e la presenza dell’azienda in fiera;
  • verifica del ROI dell’evento.

Esattamente come di ho descritto nell’articolo: pensavi di dover fare tutto da solo?

Il nostro obiettivo è quello:

  • di guidare le aziende che non hanno ancora partecipato ad alcun evento fieristico internazionale;
  • di supportare quelle già presenti sui mercati internazionali, ottimizzando, grazie al Bonus Fiere Internazionali, il recupero dei costi sostenuti nell’organizzazione e allestimento della fiera.
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Avrai a disposizione un consulente esperto non solo in materia di internazionalizzazione che ti potrebbe guidare nella fase post fiere ma ti potrebbe aiutare ad ottenere il Bonus Fiere Internazionali.

Questo ti permetterebbe di recuperare parte dei costi investiti in tutto l’iter inerente alla fiera.

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Startup di successo: come affrontare le prime difficoltà https://blog.alzarating.com/startup-di-successo-come-affrontare-le-prime-difficolta/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=startup-di-successo-come-affrontare-le-prime-difficolta&utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=startup-di-successo-come-affrontare-le-prime-difficolta https://blog.alzarating.com/startup-di-successo-come-affrontare-le-prime-difficolta/#comments Fri, 18 Oct 2019 09:24:55 +0000 http://www.alzarating.com/?p=1140 Creare una startup di successo è una vera e propria sfida per cui combattere: uno startupper deve quindi avere forza, tenacia, resilienza, coraggio e motivazione a livelli sempre elevati, per poter affrontare i momenti di difficoltà più e meno gravi che si presenteranno. Ci saranno momenti in cui ti sembrerà di non farcela o la…

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Creare una startup di successo è una vera e propria sfida per cui combattere: uno startupper deve quindi avere forza, tenacia, resilienza, coraggio e motivazione a livelli sempre elevati, per poter affrontare i momenti di difficoltà più e meno gravi che si presenteranno.

Ci saranno momenti in cui ti sembrerà di non farcela o la tua startup avrà  momenti di difficoltà o dei problemi che a te sembreranno impossibili da risolvere ma non hai idea di quante persone sono affondate per poi rialzarsi ed avere successo.

Leggi i consigli qui sotto e scoprirai che le prime fasi sono difficili da superare per tutti, ma che molti fallimenti prima sono stati poi la conseguenza di aziende di successo!

Devi realizzare di essere in buona compagnia

Henry Ford si ridusse sul lastrico ben cinque volte, prima di fondare la Ford Motor Company e raggiungere il successo. Anche Bill Gates e Steve Jobs hanno dovuto fallire prima di sfondare con Microsoft e Apple.

Leggere le storie di imprenditori di successo è sempre incoraggiante: tutti hanno dovuto affrontare momenti di difficoltà e fallimenti. Questa consapevolezza fa sentire meno soli e in un certo senso allevia la pressione quando le circostanze si fanno difficili.

Impara ad abbracciare il cambiamento

Ci sono tantissimi esempi di imprenditori, tecnologie ed aziende che anno spiazzato concorrenti, modelli di business e interi settori. Un esempio è quello che è successo a MySpace con l’avvento di Facebook, o quello che sono stati Napster e Amazon rispettivamente per l’industria musicale e per le librerie.

Il cambiamento “distruption” si verifica quando le aziende non riescono ad accettare il cambiamento, e muoiono quando arriva qualcuno a rompere gli schemi, rivoluzionando il mercato.

Come aspiranti imprenditori, bisogna rendersi conto che in tempi di cambiamento le opportunità crescono a dismisura: il cambiamento non va vissuto come una minaccia.

Se qualcosa (una situazione, un concorrente, una tecnologia) interviene a minacciare il business, non abbracciare il cambiamento rappresenta la strada certa per il fallimento totale.

Per creare una Startup di successo devi essere creativo

Non tutti sanno che il collante utilizzato per i Post-it è stato creato per puro caso, mentre gli scienziati lavoravano alla produzione di un adesivo dalle eccellenti prestazioni che sarebbe stato utilizzato per l’esplorazione spaziale.

Essere creativi è un vero obbligo per chi si affaccia al mercato con una startup innovativa: questo perchè occorre sfidare la situazione attuale e cercare di modificarla, e la creatività è la base di qualsiasi innovazione.

Vuoi creare la tua startup di successo? Devi essere resiliente

Cosa vuol dire? Partiamo dal significato. la resilienza è un concetto che indica la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità.

Mark Suster, venture capitalist di Los Angeles ad Upfront Ventures, ha raccontato la sua personale storia di resilienza quando la sua azienda era in passivo e ha rimescolato le carte per capire quali sarebbero stati i prossimi passi per riportarla sulla strada del successo.

Secondo molti esperti, la resilienza è la caratteristica più importante per un imprenditore.

La resilienza non è innata, è una caratteristica che si impara e che può essere il risultato delle esperienze personali e professionali vissute da ciascuno. Quando si affrontano momenti di difficoltà, è decisamente più probabile sviluppare la resilienza.

Concentrati sulla “big vision”: è fondamentale per creare una Startup di successo

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La storia di Elon Musk e della nascita e successo di Tesla è un esempio di quanto sia importante per uno startupper concentrarsi sulla sua vision, senza mai perdere di vista l’obiettivo finale.
La società, infatti, ha vissuto momenti di difficoltà fino a trovare finalmente la sua posizione sul mercato: Musk, però, non ha mai dubitato della sua vision ed è riuscito a raggiungere il suo obiettivo.

Una big vision rappresenta la base su cui guardare agli ostacoli e alle circostanze difficil icome a qualcosa da superare, in vista del successo.

Il successo di una startup è frutto del duro lavoro e dell’impegno dei suoi founder: non è una strada facile, ma ne vale la pena. Lo startupper deve imparare ad affrontare le sfide e le difficoltà come un periodo utile per sviluppare le competenze necessarie che alla fine lo porteranno al successo.

Ora però vediamo qualche consiglio sulle cose che devi evitare

Non essere la brutta copia di un azienda

Molti progetti di startup sono imitazioni di società esistenti. L’esistente è una buona fonte di idee, ma non la migliore. Se si guardano le origini delle startup di successo, sono poche ad essere state avviate a imitazione di qualche altra. Dove hanno preso le loro idee gli imprenditori di successo? Di solito dalla individuazione di un problema specifico e irrisolto che hanno identificato con chiarezza perché vi si sono imbattuti personalmente.

Ad esempio Apple ha avuto successo perché Steve Wozniak voleva costruire un computer. Google perché Larry e Sergey non potevano trovare la roba online. Hotmail perché Sabeer Bhatia e Jack Smith non potevano scambiare e-mail al lavoro.

Quindi, invece di copiare Facebook, con qualche variante che Facebook ha giustamente ignorato, bisogna cercare idee in un’altra direzione. Invece di imitare le aziende e indugiare su problemi che sono già stati risolti, bisogna individuare nuovi problemi e immaginare un’azienda che potrebbe risolverli. Di cosa si lamentano le persone? Cosa desiderano avere?

Non devi essere cocciuto

Essere troppo attaccati al piano originale, può essere sbagliato. Le startup di maggior successo hanno finito per fare qualcosa di abbastanza diverso da quello che si erano originariamente prefissi, spesso così differente da non sembrare più la stessa cosa. Bisogna essere pronti ad afferrare l’idea migliore quando arriva. E la parte più difficile di tutto questo è spesso quella di mettere da parte l’idea originaria.

L’apertura a nuove idee deve avvenire nel modo giusto. Abbracciare una nuova idea ogni settimana è fatale. C’è qualche tipo di test che si può usare per verificare la bontà di un’idea?

Uno è chiedersi se l’idea rappresenta una sorta di miglioramento dei processi già avviati. Se ogni nuova idea è in grado di riutilizzare la maggior parte di ciò che è stato già costruito, allora probabilmente rientra in un processo di convergenza.

Mentre se richiede ripartire da zero, è un brutto segno.

Fortunatamente c’è qualcuno a cui si può chiedere consiglio: gli utenti. Se si pensa di cambiare direzione e gli utenti si mettono in risposta, allora l’idea è probabilmente una buona scommessa.

Vuoi una Startup di successo? No al lancio prematuro

Un lancio troppo prematuro ha ucciso più progetti di quanto possa averlo fatto un lancio dilazionato. Il pericolo qui sta nel fatto che si può rovinare la propria reputazione. Se un lancio troppo precoce impatta negativamente gli early adopters, quest’ultimi potrebbero non tornare mai più.

Allora, qual è il “pacchetto minimo” per un lancio sicuro? Suggerisco alle startup di pensare bene al da farsi, per esempio identificando un nucleo che risulti (a) utile di per sé e (b) espandibile in modo incrementale all’interno del progetto.

Questo è lo stesso approccio che  utilizzo anch’io. Penso all’obiettivo generale, quindi inizio sviluppando un sottoinsieme più piccolo che faccia qualcosa di utile.

Questo sottoinsieme, dovrà essere comunque sviluppato, quindi nel peggiore dei casi non si butterà del tempo. Si scoprirà anche che implementare un sottoinsieme è positivo per il morale e aiuta a vedere più chiaramente la funzionalità del resto.

Gli early adopters su cui si deve fare colpo sono abbastanza tolleranti. Non si aspettano che un prodotto nuovo faccia tutto; deve solo fare bene qualcosa.

Non avere in mente nessun utente specifico

Non si può costruire un prodotto per i consumatori senza capirli. Ho già detto che le startup di maggior successo hanno iniziato cercando di risolvere un problema individuato dai loro fondatori. Forse c’è proprio una regola in ciò: si crea ricchezza in proporzione alla comprensione del problema che si sta cercando di risolvere.

Eppure un numero sorprendente di fondatori sembra disposto ad assumere come un dato di fatto che qualcuno, senza sapere esattamente chi, sta proprio cercando quello a cui stanno lavorando. I fondatori lo vogliono? E allora? Non basta? No, non sono loro il mercato di riferimento.

Chi è allora? Sono i millennial o gli adolescenti? Sono le persone interessate agli eventi locali? O sono gli utenti “business”? E quali utenti aziendali? I benzinai? I cinematografici? Gli appaltatori della difesa?

Quando si progetta per altre persone bisogna essere empirici. Non si può indovinare che cosa funzionerà; si devono stanare gli utenti e misurare le loro risposte.

Quindi, se c’è l’intenzione di creare qualcosa per adolescenti o per utenti “business” o qualche altro gruppo che non è il proprio, si deve essere in grado di parlare del progetto con questi specifici utenti. Se non lo si fa, siamo sul percorso sbagliato.

Raccogliere pochi soldi non va bene se vuoi una start up di successo

Le startup di maggior successo, a un certo punto, hanno bisogno di soldi. Avere più di un fondatore, sembra essere statisticamente una buona cosa a questo scopo. Quanto si dovrebbe raccogliere, però?

Il finanziamento delle startup è misurato sul tempo. Ogni startup che non è redditizia (cioè quasi tutte, all’inizio) deve avere una certa quantità di tempo prima che i soldi finiscano e si presenti la necessità di andare a cercarne di nuovi. Questa necessità viene a volte paragonata a una pista di atterraggio, tipo “quanta pista disponibile c’è?” È una buona metafora perché ricorda che quando i soldi si esauriscono si è destinati a finire fuori pista senza poter decollare.

Troppi pochi soldi possono non bastare per alzarsi in volo. Che cosa significhi “alzarsi in volo” dipende dalla situazione. Di solito si deve avanzare a un livello apprezzabilmente più alto: se tutto ciò che si ha è un’idea, un prototipo funzionante; bisogna lanciarsi; se c’è il lancio, può esserci una crescita significativa.

Dipende dagli investitori, perché finché non si è redditizi, sono loro che dobbiamo convincere.

E se si prendono i soldi dagli investitori, bisogna prenderne abbastanza per arrivare al passo successivo, qualunque esso sia. Fortunatamente è possibile controllare quanto si spende e determinare anche quale sarà il passo successivo.

Consigliamo alle startup di tenersi bassi con i costi, almeno alla partenza: spendere praticamente nulla e porre come obiettivo iniziale quello di costruire un solido prototipo. Questo dà la massima flessibilità.

Spero di averti chiarito le idee con questo articolo e mi rendo conto quanto può essere difficile avviare un’azienda partendo da zero.

Che ne dici di affidarti a dei professionisti esperti in materia?
Non con dei semplici consigli ma con un progetto ben strutturato e gli strumenti giusti per avere dei finanziamenti?
Bene! Allora compila il form qui sotto e potrai avere una consulenza gratuita con un esperto del team di Alzarating che ti illustrerà come creare una start up di successo e come finanziarla.

“La differenza tra un imprenditore di successo e uno che non lo è sta nella perseveranza pura e semplice che ti aiuta a tenere duro fino alla fine.”

Steve Jobs

 

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Imprese e mercato estero: le aziende si internazionalizzano https://blog.alzarating.com/imprese-e-mercato-estero-le-aziende-si-internazionalizzano/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=imprese-e-mercato-estero-le-aziende-si-internazionalizzano&utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=imprese-e-mercato-estero-le-aziende-si-internazionalizzano https://blog.alzarating.com/imprese-e-mercato-estero-le-aziende-si-internazionalizzano/#respond Wed, 16 Oct 2019 10:42:06 +0000 http://www.alzarating.com/?p=1134 Imprese e mercato estero: l’internazionalizzazione apre alle imprese le porte del futuro e dell’innovazione. In passato, quella di intraprendere un percorso di espansione internazionale era una scelta dettata dalla volontà di migliorare la propria immagine e incrementare i profitti. Oggi operare oltre i propri confini è divenuto una necessità. Nessuna impresa può prescindere dal rivolgersi…

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Imprese e mercato estero: l’internazionalizzazione apre alle imprese le porte del futuro e dell’innovazione.

In passato, quella di intraprendere un percorso di espansione internazionale era una scelta dettata dalla volontà di migliorare la propria immagine e incrementare i profitti.

Oggi operare oltre i propri confini è divenuto una necessità.

Nessuna impresa può prescindere dal rivolgersi ai mercati esteri, poiché il mercato è divenuto fortemente competitivo.

Il solo sviluppo nel proprio territorio non basta per sopravvivere.

Tutto ciò ha reso necessario per le imprese italiane dotarsi di strategie di management internazionale, avvicinandosi in maniera multiculturale ai paesi stranieri.

Si assiste inoltre a un cambiamento nei mercati di destinazione dei prodotti Made in Italy, poiché adesso sono i paesi emergenti più dinamici ad assorbire la domanda dei prodotti italiani.

Questo grazie allo sviluppo che sta interessando questi paesi e all’ incremento del potere di acquisto dei propri consumatori.

Imprese e mercato estero: perché le imprese si internazionalizzano?

Nell’attuale contesto globale, le imprese tendono a spostare il focus aziendale da un ambito domestico ad uno internazionale, tendendo ad assumere una visione transazionale nell’ organizzazione dei loro business.

La spinta ai processi di internazionalizzazione, deriva da cause di natura esterna all’impresa, che si influenzano reciprocamente.

Le cause esterne riguardano ad esempio la diffusione nell’ambiente e nel mercato della tecnologia e del sapere scientifico.

Il cosiddetto know-how, non più prerogativa di un singolo Paese.

Lo scambio continuo e rapido di informazioni e conoscenze a livello internazionale, permette anche alle imprese di dimensione minore di acquisire conoscenza.

In questo modo hanno la possibilità di migliorarsi e internazionalizzarsi in maniera più efficiente.

Per capire i processi e le motivazioni che portano le piccole imprese ad intraprendere un’attività nei mercati esteri è necessario analizzare la correlazione esistente fra l’internazionalizzazione delle imprese e l’internazionalizzazione dei mercati.

Imprese e mercato estero: la decisione di operare all’estero può scaturire da una motivazione attiva, relativa a un naturale processo di crescita dell’impresa.

Può derivare anche da un processo di apertura dell’ambiente-mercato, con l’ingresso di nuovi concorrenti internazionali, che innalzano il livello della concorrenza, obbligandola a reagire allo stato di sofferenza che ne deriva e a cercare nuovi sbocchi.

Nel momento storico che stiamo vivendo, dove la crisi economica ha messo in ginocchio molte piccole e medie imprese, l’internazionalizzazione rappresenta realmente un volano per uscirne.

Tuttavia, malgrado le importanti opportunità che si aprono, operare all’estero costituisce ancora un passo non facile per la maggioranza delle imprese minori.

L’e-commerce: un’opportunità di crescita internazionale per le PMI

imprese e mercato estero alzarating 109

le PMI Spesso non dispongono delle risorse necessarie o dei contatti che potrebbero fornire informazioni circa l’esistenza di adeguate opportunità.

Nello specifico stiamo parlando di opportunità di affari, di potenziali ingressi su mercati esteri che garantirebbero loro il successo.

Queste inoltre devono affrontare questioni complesse, quali la conformità alle normative vigenti all’estero, normative doganali, regolamenti e norme tecniche di altri Paesi.

Oppure la gestione del trasferimento di tecnologia e la tutela dei diritti di proprietà industriale o intellettuale.

Di fronte a tali ostacoli le PMI sono in genere meno attrezzate delle imprese più grandi in merito a competenze interne e disponibilità di risorse finanziarie ed umane.

Secondo l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), i principali ostacoli segnalati dalle PMI sono da ricondursi:

  • ad un capitale d’esercizio spesso non sufficiente per finanziare le esportazioni;
  • alla difficoltà nell’individuare opportunità commerciali all’estero;
  • alle differenze culturali;
  • all’incapacità di contattare potenziali clienti all’estero e alla carenza di personale adeguatamente formato.
Considerando che oggigiorno un terzo della popolazione mondiale usufruisce di Internet, le opportunità di vendita online sono infinite.

Ciò ha portato molte aziende ad aprirsi a mercati sempre più lontani. Pian piano la strategia di sviluppo del mercato ha quasi inglobato la strategia di esportazione.

Le vendite online hanno aperto nuovi orizzonti alle imprese.

Il commercio elettronico non può essere considerato come un optional, ma come una realtà da valutare attentamente, così da inserirsi strategicamente nel cybermercato.

L’e-business risulta essere dunque una valida e fondamentale opportunità per le PMI che intendono operare fuori dai confini nazionali, a costi ridotti.

Il web marketing in questo ambito costituisce uno strumento prezioso di comunicazione e scambio di informazioni in maniera bidirezionale.

Imprese e mercato estero: l’e-commerce 

L’utilizzo dell’e-commerce per l’internazionalizzazione e l’export digitale è uno sviluppo importante che le aziende devono conoscere e capire come adottare.

Il mondo sta cambiando e le strategie che le aziende debbono mettere in campo per affrontare il commercio internazionale sono sempre più sfidanti.

Il canale online  inizialmente è stato messo in secondo piano rispetto ad iniziative più tradizionali come la distribuzione classica e il reperimento di importatori sul territorio.

Oggi viene considerato uno strumento indispensabile sia per intercettare possibili acquirenti sia per adeguarsi alle aspettative del mercato.

Tali aspettative, vedono nella presenza sulla rete, una forma più trasparente di catalogo e di scoperta dell’azienda, dei beni che commercializza e della reputazione del suo brand.

Per questo motivo, l’e-commerce è una scelta che si debbono porre sia le aziende business-to-consumer sia quelle, pur con modelli differenti, che operano nel mondo business-to-business.

Eppure, secondo i dati della ricerca “E-commerce Barometer 2016”, il 59% delle aziende hanno dichiarato di trovare difficile vendere online all’estero e le cause addotte hanno principalmente riguardato:

  • la regolamentazione del mercato;
  • gli aspetti fiscali che lo riguardano;
  • la logistica.

Le difficoltà delle imprese nello sviluppare un’attività e-commerce hanno fino ad oggi ed in particolare per il nostro Paese avuto l’effetto di impoverire l’offerta.

Questo rende difficile avere, ad esempio, un mercato europeo digitale davvero unico.

Il risultato è che solamente il 12% degli acquisti online europei sono stati fatti al di fuori del mercato nazionale.

È evidente che il primo aspetto che deve porsi un progetto e-commerce che intenda espandersi (anche) online sui mercati internazionali è l’analisi della domanda, per comprendere i Paesi in target.

Fondamentale è anche la definizione delle opportune strategie di distribuzione.

In questo senso sono utili strumenti digitali come:
  • Facebook Audience Insights per osservare l’ampiezza, le caratteristiche demografiche, professionali e soprattutto le evidenze legate al comportamento del target. Questo strumento è analizzabile grazie alle caratteristiche presenti nel database nel quale il social network aggrega le informazioni che possiede su ciascuno di noi.
  • Molto utile è Google Trends per valutare la variazione nel tempo delle ricerche. Questo permette di avere suggerimenti in merito ai bisogni che vi sono espressi sotto forma di ricerche sul principale motore di ricerca occidentale per osservarne la distribuzione nei diversi mercati nazionali.
  • Ancor più puntuale di Google Trends è Google Market Finder,  per la rappresentazione del volume delle ricerche nei diversi mercati. Tool a cui si devono aggiungere lo stesso Keyword planner di Google Adwordse l’indipendente SEMrush;
  • Google Consumer Barometer, un notevole repository di dati, statistiche e informazioni legate alle diverse categorie merceologiche nei principali mercati di sbocco di un sito e-commerce.

È evidente che l’export attraverso l’e-commerce è una opportunità che le imprese italiane debbono valutare al fine di competere nel contesto di globalizzazione in cui siamo immersi.

È anche vero che gli sforzi richiesti necessitano di un approccio di sistema.

Ben  venga l’opportunità di potersi affidare a dei professionisti esperti in materia che possano supportare le aziende in questo percorso.

In questo modo le aziende potranno affrontare un orizzonte pieno di sfide, ma anche di opportunità.

Anche tu hai un’azienda, vorresti internazionalizzarla ma non sai da che parte iniziare?
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Avrai un esperto a tua disposizione che farà una prima analisi della tua situazione aziendale e successivamente ti illustrerà le migliori strategie da applicare per affacciarsi al mondo dell’export e i prodotti migliori che compongono il metodo Alzarating utili alla crescita della tua azienda.

 

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Il Modello 231 e la normativa sulla legge fallimentare https://blog.alzarating.com/il-modello-231-e-la-normativa-sulla-legge-fallimentare/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=il-modello-231-e-la-normativa-sulla-legge-fallimentare&utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=il-modello-231-e-la-normativa-sulla-legge-fallimentare https://blog.alzarating.com/il-modello-231-e-la-normativa-sulla-legge-fallimentare/#comments Fri, 11 Oct 2019 09:53:01 +0000 http://www.alzarating.com/?p=1119 Il modello 231 perché è così importante per la tua impresa? Partiamo dal fatto che la commissione di un reato da parte di un rappresentante o di un dipendente di un’azienda genera una responsabilità, di tipo amministrativo, in capo all’azienda. Le sanzioni previste dalla normativa dell’art. 231 sono particolarmente pesanti. Vanno dalla sanzione amministrativa a periodi…

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Il modello 231 perché è così importante per la tua impresa? Partiamo dal fatto che la commissione di un reato da parte di un rappresentante o di un dipendente di un’azienda genera una responsabilità, di tipo amministrativo, in capo all’azienda.

Le sanzioni previste dalla normativa dell’art. 231 sono particolarmente pesanti. Vanno dalla sanzione amministrativa a periodi di interdizione di licenze/autorizzazioni. Dalla possibilità di accedere a finanziamenti pubblici. Dalla confisca alla pubblicazione della sentenza.

L’impresa può sollevarsi da questa responsabilità se ha adottato un “modello di organizzazione e gestione” ai sensi del decreto.

L’adozione del “Modello 231”, peraltro, consente di migliorare sensibilmente il rating di legalità.

Cos’è il modello organizzativo 231?

IL MODELLO 231 ALZARATING 107

Il modello 231 è stato introdotto dopo ben 18 anni nell’ordinamento italiano dall’art. 231/2001. Indica un modello organizzativo adottato da persona giuridica, o associazione priva di personalità giuridica, volto a prevenire la responsabilità penale degli enti.

Cosa vuol dire? Il decreto ha individuato una serie di reati che vanno:

  • dall’omicidio/ lesioni derivanti dall’ infortunio sul lavoro alla truffa ai danni dello Stato.
  • Reati di falso all’assunzione di lavoratori stranieri senza permesso di soggiorno.
  • La concussione a una serie di delitti informatici.

Il decreto prevede che se essi sono commessi da chi rappresenta un’azienda  o da chiunque sia sottoposto alla direzione del primo del reato risponde chi lo ha commesso (perché la responsabilità penale è sempre personale).

In capo all’azienda sorge però una “responsabilità amministrativa” che si suddivide in quattro tipi di sanzioni.

Sanzioni pecuniarie

Vengono applicate per quota. Se l’azienda non è in grado di far fronte subito a tali sanzioni sono collegate al discorso della confisca e sequestro per equivalente. In questo caso viene bloccato immediatamente il conto corrente dell’azienda.

Qualora non fosse abbastanza si parte con il sequestro dei beni. Se anche il patrimonio dell’azienda non arriva a coprire la sanzione allora, a cascata, si passa al patrimonio dei soci. Se anche questo non dovesse bastare si passa alle persone che sono state coinvolte.

Sanzioni interdittive

Sono quelle sanzioni che prevedono l’interdizione dall’esercizio dell’attività: il giudice può disporre la sospensione dell’attività. Pensiamo ad esempio al fermo di un cantiere o al fermo di un reparto produttivo in presenza di incidenti sul lavoro: quanto danno potrebbe arrecare ad un’azienda una cosa  del genere?

La perdita di ore di lavoro, i ritardi nelle consegne o la perdita del materiale stesso nel caso fosse deperibile, la sospensione o la revoca di licenze.

Se ad esempio la mia licenza viene revocata, un fermo attività di 6 mesi danneggerebbe notevolmente l’azienda.

Una revoca poterebbe inoltre l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi ed eventuale revoca di quelli già concessi.

Parlando della legge 662 ci sono le garanzie dirette del Medio Credito Centrale e, tra le revoche della garanzia, ci sono proprio le sanzioni previste dal decreto 231/2001.

Immagina solo se il Medio Credito revoca le garanzie su cui si fondano i finanziamenti della società.

La pubblicazione della sentenza di condanna

L’art. 18 Dlgs. 231/2001 stabilisce che la pubblicazione della sentenza di condanna può essere disposta quando nei confronti dell’ente viene applicata una sanzione interdittiva.

Tale sanzione amministrativa ha un carattere accessorio in quanto la sua applicazione può avvenire solo contestualmente ad una sanzione amministrativa. È  una sanzione discrezionale, in quanto è il giudice a stabilire quando applicarla.

La pubblicazione della sentenza di condanna opera nei casi più gravi come pubblicità denigratoria nei confronti dell’ente.

Le modalità di pubblicazione sono state oggetto di interventi normativi che le hanno ricondotte all’art. 36 c.p..

L’articolo dice che la sentenza di condanna va pubblicata per estratto o per intero, su richiesta del giudice, sul sito internet del Ministero della Giustizia.

La confisca

L’art. 19 Dlgs. 231/2001 stabilisce che nei confronti dell’ente è sempre disposta, con sentenza di condanna, la confisca del prezzo o del profitto del reato. Salvo che per la parte che può essere restituita al danneggiato.

Quando non è possibile eseguire la confisca secondo le condizioni citate, essa può avere come oggetto denaro, beni di valore equivalente al prezzo o al profitto del reato.

La confisca è una sanzione amministrativa che si distingue dalle altre in quanto non ha limiti di valore (sui generis).

La confisca ex art. 19 si differenzia da quella disciplinata ex art. 240 c.p.. Quest’ultima infatti è una misura di sicurezza patrimoniale che consiste nell’espropriazione delle cose che sono servite a commettere il reato o ne rappresentano il prezzo, il profitto o il prodotto.

Requisito fondamentale della confisca ex art. 240 c.p. è quindi la pericolosità oggettiva della cosa soggetta a sequestro, indipendentemente dalla condanna dell’ente.

Chi sono i destinatari del modello 231?

  • Enti dotati e non di personalità giuridica (S.p.A., r.l.,  S.n.c.).
  • Associazioni.
  • Fondazioni.
  • Enti economici sia pubblici che privati

In poche parole tutte le imprese organizzate in forma societaria (es: la parrocchia di Milano ha adottato un modello organizzativo).

Quali sono i reati presupposti del Decreto legislativo 231/2001?

  • Reati commessi nei rapporti con la pubblica amministrazione
  • I Delitti informatici e trattamento illecito di dati
  • Delitti di criminalità organizzata
  • Delitti contro l’industria e il commercio
  • Reati societari
  • Delitti con finalità di terrorismo
  • Delitti contro la personalità individuale
  • Abusi di mercato (riferito alle società quotate)
  • Omicidio colposo e lesioni colpose gravi (incidenti gravi sul lavoro)

NB: i due reati per cui viene maggiormente utilizzato il modello 231 sono appunto gli incidenti sul lavoro e i reati ambientali. Ad esempio le aziende che si occupano di smaltimento di rifiuti e non hanno il modello 231 devono correre ai ripari.

Quali sono i vantaggi del modello 231?

Partiamo dal fatto che il modello 231 ha come obiettivo quello di garantire la continuità aziendale. Grazie a questo modello l’organo non risponde dell’illecito ed il modello stesso testimonia la buona fede dell’imprenditore.

Vantaggi

  • Aumenta il vantaggio competitivo.
  • Aumenta le opportunità di collaborazione con la pubblica amministrazione.
  • Può consentire di accedere a sgravi fiscali dei premi ed a finanziamenti INAIL. L’INAIL considera il modello 231 un documento importante per la sicurezza sui luoghi di lavoro. Per le aziende che hanno il modello l’INAIL concede sconti fino al 30% per le aziende che hanno l’aliquota applicata. L’azienda che ha un numero di dipendenti congruo arriva a pagarsi il modello 231 con i soldi risparmiati grazie agli sconti INAIL.

Modello 231 e normativa sulla legge fallimentare. Quali sono gli strumenti di allerta e gli indici di crisi?

Partiamo dall’ art. 2086 del codice della Crisi D’impresa. Questo articolo prevede che l’imprenditore ha l’obbligo e il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato, rispetto a quella che è la natura e le dimensioni dell’impresa.

L’imprenditore ha l’obbligo di organizzare e monitorare là, dove sono già previsti nella norma, degli indicatori  che vedremo nell’articolo 13.

La norma non limita tutti quegli indici che gli organi di controllo, all’interno dell’impresa, devono tenere a bada.

Qualora si presentasse un effettivo stato di crisi, l’imprenditore ha l’obbligo di attivarsi.

In riferimento a tutti quegli indicatori che presentano degli squilibri dell’impresa devono essere rapportati a quelle che sono le caratteristiche della società stessa. Più precisamente la storia, il settore, il contesto competitivo.

L’art. 13 nel comma 2 prevede l’introduzione di indici  più specifici i quali dovrebbero avere la certezza di uno stato di crisi.

Vediamo come sono stati strutturati questi indici.

Gli organi di controllo (sindaci e revisori) devono andare a verificare una serie più ampia di indicatori dove avranno accesso alle informazioni interne della società.

La logica è quella di minimizzare quelle situazioni dove vengono segnalate delle società che poi successivamente non entrano in crisi. I falsi in negativo dovrebbero essere segnalati dai revisori e organi di controllo interni alla società.

Con riferimento agli indici si delinea una struttura gerarchica che si basa sui seguenti parametri.

  1. Prima di tutto la crisi è ipotizzabile in presenza di un patrimonio netto in negativo per effetto delle perdite d’esercizio anche cumulate. A prescindere dalla situazione finanziaria, questa situazione rappresenta un pregiudizio di continuità aziendale fino al ripianamento delle perdite e alla ricostruzione del capitale sociale fino all’importo del limite legale.
  2. Il secondo step consiste nel controllo di un indice più importante ossia il DSCR. Precisamente è il rapporto di copertura del servizio del debito a 6 mesi  e non deve essere minore di 1. Se questo indice fosse minore di 1 l’azienda non sarebbe in grado, nei prossimi mesi, di sostenere pagamenti e far fronte a debiti.  In questo caso è presumibile uno stato di insolvenza.
  3.  Il terzo passaggio avviene soltanto se l’impresa non è in grado di fornire un DSCR. Se l’impresa è in grado invece di avere un DSCR  affidabile, dove l’indice prospettico è maggiore di 1 non sarà necessario arrivare  all’analisi degli indici.
Questi indici devono essere valutati insieme sul rispetto al superamento dei valori soglia sempre indicati dal consiglio nazionale dei commercialisti.

Gli indici sono i seguenti:

  1. Indice di sostenibilità degli oneri finanziari ossia il rapporto tra oneri finanziari e fatturato.
  2. L ‘Indice di adeguatezza patrimoniale ossia il rapporto tra patrimonio netto e debiti totali.
  3. Indice di ritorno liquido dell’attivo come rapporto tra cashflow e attivo.
  4. Indici di liquidità come rapporto a breve termine tra attivo e passivo.
  5. Indice di indebitamento previdenziale e tributario come rapporto tra l’indebitamento previdenziale e l’attivo.

È interessante notare come la componente finanziaria sta assumendo un ruolo sempre più previdente. Non solo il DSCR ha un valore più importante rispetto agli indici ma, soprattutto il terzo, sostituisce il classico ROA (return on asset). Con questo nuovo indice di ritorno liquido dell’attivo c’è quindi, un’attenzione focalizzata ancora una volta sul cashflow, ossia la capacità di produrre cassa.

Il consiglio dei commercialisti ha detto che i valori soglia dovranno essere codificati con il passare del tempo in modo tale che si adeguino a quelli che sono i cambiamenti economici.

La cosa fondamentale per quanto riguarda i valori soglia è che si ha la presunzione dello stato di crisi soltanto se la società supera contemporaneamente i limiti di tutti e 5 gli indici sopra indicati.

Spero vivamente che questo articolo ti sia stato utile nel darti informazioni che risultano davvero importanti per le aziende.

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Chief Financial Officier 4.0: la sua evoluzione in chiave digitale https://blog.alzarating.com/chief-financial-officier-4-0-la-sua-evoluzione-in-chiave-digitale/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=chief-financial-officier-4-0-la-sua-evoluzione-in-chiave-digitale&utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=chief-financial-officier-4-0-la-sua-evoluzione-in-chiave-digitale https://blog.alzarating.com/chief-financial-officier-4-0-la-sua-evoluzione-in-chiave-digitale/#comments Wed, 09 Oct 2019 09:22:32 +0000 http://www.alzarating.com/?p=1114 La digitalizzazione ha aperto nuove opportunità per chi si occupa di gestire la struttura finanziaria aziendale: stiamo parlando del Chief Financial Officier 4.0. l ruolo del CFO è oggi in costante evoluzione. Tra le diverse figure manageriali, quella del Chief Financial Officer 4.0 è infatti una di quelle più esposte alla rivoluzione digitale. Chief Financial…

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La digitalizzazione ha aperto nuove opportunità per chi si occupa di gestire la struttura finanziaria aziendale: stiamo parlando del Chief Financial Officier 4.0.

l ruolo del CFO è oggi in costante evoluzione. Tra le diverse figure manageriali, quella del Chief Financial Officer 4.0 è infatti una di quelle più esposte alla rivoluzione digitale.

Chief Financial Officier 4.0: come cambierà questa figura professionale nei prossimi anni?

“The future of CFO in the Enterprise 4.0 era” l’annuale report presentato da Business International redatto insieme all’Università Ca’ Foscari di Venezia, profila un CFO sempre più consapevole della necessità di un costante aggiornamento orientato a nuovi modelli di business digitale.

Il campione di 100 CFO italiani, ha restituito una visione globale di business che si sposta verso una gestione finanziaria dove la digitalizzazione favorisce l’automazione.

In questo modo permette ai professionisti di concentrarsi su compiti più importanti, agevolando un loro maggiore dialogo con il CEO al fine di essere coinvolti in tutte le discussioni aziendali.

Ad emergere chiaramente è la necessità in azienda di un modello di business che sappia rispondere alle pressioni dell’innovazione tecnologica.

Il profilo è quello di un CFO sempre più consapevole della necessità di aggiornare costantemente le proprie competenze.

In particolare le skill fondamentali come quella di saper essere facilitatori del cambiamento (39%), leader del processo di evoluzione (26%) e produttori di smart data di supporto alla trasformazione (23%).

Il cambiamento riguarda in primis un totale controllo dell’evoluzione societaria.

Una leadership condivisa con il CEO che punta a eliminare i modelli di business ormai superati in favore di quelli più moderni.

Via libera perciò all’impiego di strumentazioni all’avanguardia che garantiscano un’automazione di tutti i processi ripetitivi e monotoni.

Questo consente al professionista di concentrarsi su compiti molto più importanti e soprattutto sul confronto con le altre figure operanti in società.
Secondo recenti indagini circa il 40% le aziende ritiene di possedere un gestionale finanziario competitivo e al passo con i tempi.

Più o meno il 50% appare solo parzialmente appagato e quasi il 10% risulta essere completamente insoddisfatto. È necessario perciò ragionare su quali possano essere gli interventi da eseguire nei contesti non ottimali.

lo Chief Financial Officier 4.0  deve fare i conti con il fatto che cloud computing, big data e Intelligenza Artificiale stanno trasformando profondamente il modo di fare impresa.

Chief Financial Officier 4.0: con i big data cresce l’orientamento alla strategia

L’evoluzione del CFO ha visto il suo ruolo trasformarsi da mero contabile a partner strategico, che a fianco dei CEO contribuisce in prima linea alla trasformazione aziendale.

Lo sottolinea la ricerca di Accenture “From bottom line to front line. #CFO Reimagined”, che ha coinvolto oltre 700 dirigenti della funzione Finance a livello mondiale con lo scopo di delineare il percorso di trasformazione dei CFO.

Dall’analisi emerge innanzitutto come si siano estesi degli ambiti di competenza del Direttore Finanziario. Complice l’avanzare della rivoluzione digitale, il CFO non si limiterà ad attività di carattere tecnico, come la redazione del bilancio o il controllo di gestione.

Il CFO 4.0 contribuirà attivamente alla definizione della strategia aziendale.

In particolare l’uso dei big data permetterà di fornire insights sempre più rilevanti sulle attività che generano valore per l’azienda. Da qui l’evoluzione del CFO richiederà più capacità di tradurre le informazioni in indicazioni strategicamente rilevanti. Non basterà più solo saper analizzare i numeri e i set di dati complessi con i nuovi strumenti digitali: gli sarà richiesto un passaggio aggiuntivo.

Sempre più spesso, infatti, le interpretazioni dei dati chieste al CFO si estendono anche su ambiti di competenza apparentemente lontani.

Basti pensare, ad esempio, al fatto che il 60% dei direttori finanziari intervistati da Accenture ha rilevato un aumento nella domanda di insight in ambito marketing, CRM e social media.

Il CFO, per la natura della sua attività, già nelle aziende di più piccole dimensioni, è da sempre il primo depositario dei dati aziendali.

È il gestore dei principali sistemi informativi e questo lo ha reso il più naturale candidato ad essere figura fondamentale nella trasformazione digitale.

Peraltro la discontinuità ambientale e competitiva che stiamo vivendo in questi anni, ha trainato l’evoluzione del CFO e lo ha fatto assurgere a figura chiave anche dal punto di vista strategico.

Questo non solo per la necessità di dare all’imprenditore risposte tempestive e data driven della situazione aziendale, ma anche per saper introdurre in azienda strumenti innovativi nella funzione AFC a supporto della complessiva strategia aziendale.

Da questo punto di vista, ad esempio, l’utilizzo di soluzioni fintech innovative può creare un significativo vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti che si fermano a strumenti più tradizionali.

Chief Financial Officier 4.0: quali strumenti userà nell’era digitale?

Favorire la digitalizzazione e valutarne le implicazioni strategiche saranno i due aspetti fondamentali che caratterizzeranno l’evoluzione il CFO nel prossimo futuro. Entrambi impongono un cambiamento di mentalità.

A che punto siamo oggi? Quali sono, nello specifico, le tecnologie che abiliteranno la rivoluzione digitale?

Il 58% dei responsabili finanziari si dice non ancora pronto a cogliere pienamente le opportunità offerte dalla digitalizzazione.

Manca ancora la consapevolezza delle opportunità che si possono cogliere soprattutto rispetto due tecnologie critiche: la Blockchain e la RPA (Robotic Process Automation).

La Blockchain assumerà un ruolo fondamentale nella funzione amministrazione finanza e controllo.

Questa tecnologia, in estrema sintesi, permette la trasmissione e la registrazione di transazioni in via decentralizzata, con un alto grado di affidabilità e sicurezza.

Pensiamo all’utilità che la Blockchain, integrata con altre tecnologie come il cloud computing, può avere nell’attività di reporting.

In un futuro non molto lontano, il CFO potrebbe avere a disposizione delle dashboard interattive che, in tempo reale, visualizzano in modo dettagliato le informazioni richieste in quello specifico caso.

Oppure pensiamo all’integrazione della tecnologia Blockchain con gli smart contract, vale a dire dei veri e propri contratti traslati all’interno di codici informatici la cui esecuzione è subordinata a determinate condizioni come il pagamento del fornitore o la ricezione della merce.

La robotic process automation, invece, è un’espressione che racchiude, al suo interno, diversi strumenti di automazione che possono alleggerire soprattutto le attività di back office (si pensi ad esempio alle riconciliazioni bancarie).

Questo consente al CFO di concentrarsi sulle attività a maggior valore aggiunto.

L’automazione dei processi non comporta esclusivamente un alleggerimento delle attività ripetitive.

L’impatto più immediato dell’automazione si ha nell’ efficientamento organizzativo e nella riduzione dei costi.

In particolar modo nell’ambito dell’attività di gestione dei crediti commerciali dove le imprese, che hanno già adottato soluzioni di questo tipo, registrano una riduzione media dei costi pari al 43%.

La rivoluzione digitale ha contribuito a far nascere nuovi strumenti a disposizione delle aziende per sostenere la propria attività.

L’evoluzione del CFO prevede che assuma più consapevolezza su questi strumenti per capire quale si presta meglio alle specifiche esigenze della propria azienda.

Cosa ne pensi di questo argomento? Nella tua azienda c’è un CFO 4.0?

Nel caso tu non avessi un CFO, lo sai che grazie ad uno dei prodotti del metodo Alzarating potresti avere un CFO in affitto?

Ma andiamo per gradi, prima di tutto ti spiego cos’è il metodo Alzarating, partendo da una piccola premessa.

Come imprenditore, e al tempo stesso consulente aziendale e finanziario, ero davvero stanco di sentire imprenditori, con ottime idee e progetti in testa che ricevevano continuamente porte in faccia dalle banche perché ritenuti non solvibili e di conseguenza non finanziabili.

In questi anni tra studi, master e lavoro sul campo sono arrivato finalmente a capire i fattori di successo per creare un progetto di miglioramento di Merito Creditizio, serio e ambizioso.

Ho studiato e testato quali sono le leve da toccare per attirare l’attenzione delle banche investitori e operatori che potrebbero essere interessati ai progetti delle aziende.

Ho testato sulla mia pelle tutte le soluzioni presenti sul mercato (sia di software che di marketing finanziario) per creare la formula segreta.

La formula che porta a generare  nuovo fatturato e alzare il rating delle aziende. So esattamente dove risparmiare e dove investire risorse economiche.

Tutto questo ha generato il METODO ALZARATING, un metodo professionale scientificamente testato provato e garantito, unico in tutta Europa.

Ora mi chiederai ma cosa c’entra il Metodo Alzarating con il CFO?

C’entra eccome perché il CFO IN AFFITTO, di cui ti ho accennato prima è uno dei prodotti che compongono il metodo AlzaRating.

Questi prodotti hanno come obiettivo comune quello di alzare il Rating dell’azienda e renderla solvibile agli occhi delle banche.

Al tempo stesso questi prodotti, come ad esempio il CFO IN AFFITTO, servono a potenziare leve aziendali poco utilizzate o sottovalutate.

Allora che ne dici di affidarti ad un pool di professionisti esperti in materia e scoprire questo nostro prodotto innovativo, guidando la tua azienda nell’era 4.0?

Ti basterà compilare il form qui sotto e richiedere una consulenza gratuita, dove un nostro esperto in materia analizzerà la tua situazione aziendale dal punto di vista organizzativo, economico e finanziario.

A seguito di un’analisi di prefattibilità si valuterà se la tua azienda è in target con i parametri che noi richiediamo (questo metodo non è per tutti).

Se le tua azienda fosse in target allora non solo ti faremo conoscere il prodotto sopra menzionato (CFO IN AFFITTO) ma potresti avere la possibilità di utilizzare anche gli altri prodotti e se fosse necessario, alzare il rating della tua azienda in soli 12 mesi.

Ma non finisce qui! Grazie al percorso fatto insieme a noi, potresti beneficiare dei molteplici vantaggi che potresti avere dai prodotti AlzaRating.

Non ti dico altro: ora spetta a te decidere! Ti aspetto per la consulenza: sono sicuro che tieni alla crescita e al futuro della tua azienda.

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La finanza sostenibile è l’applicazione del concetto di sviluppo sostenibile all’attività finanziaria. L’idea di fondo rimane quella di garantire la “capacità di futuro”. Precisamente l’uso razionale delle risorse in modo da non compromettere la capacità delle risorse stesse di continuare a produrre valore nel tempo.

La finanza sostenibile, quindi, si pone l’obiettivo di creare valore nel lungo periodo. Ossia indirizzare i capitali verso attività che non solo generino un plusvalore economico, ma in modo che siano al contempo utili alla società.

Questo permette di superare le capacità di carico del sistema ambientale e rende la finanza sostenibile diversa dalle operazioni meramente finanziarie.

La finanza sostenibile è  un mercato in grado di generare valore economico e sociale sul lungo periodo.

La Finanza sostenibile, già a partire dal 2013 propone soluzioni che oltre a perseguire logiche finanziarie, integrano fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) nel loro processo di investimento. La società segue un approccio ESG a 360 gradi:

  • La selezione degli emittenti;
  • il processo d’investimento;
  • il monitoraggio continuo dei portafogli da parte del risk management;
  • la reportistica di rendicontazione sull’impronta di carbonio;
  • il calcolo dell’impatto positivo sulle 3 componenti ESG delle scelte di portafoglio;
  • l’attività di engagement nei confronti delle società nelle quali investono i fondi.

Ci stiamo avviando verso un futuro in cui non esisteranno investimenti che non siano ESG, tutti i prodotti saranno ESG di default, saranno strutturalmente ESG.

Perché gli investimenti sostenibili (ESG) sono sempre più vincenti?

Secondo recenti sondaggi, gli investimenti ESG (Environmental, Social and Governance) sono sempre più associati ad indicatori Alpha, ovvero quelli che determinano la crescita maggiore. Un trend in crescita e in grado di creare un impatto positivo sul mondo, soprattutto secondo i giovani.

C’è Alpha negli ESG, ovvero la capacità di generare profitto.

Chi si occupa di finanza sa che con beta si misura la reattività di un titolo in funzione del mercato, e che alpha esprime la sua attitudine a cambiare di valore indipendentemente dall’andamento del mercato.

Un indicatore alpha positivo segnala che il titolo è in grado di crescere più del suo mercato di riferimento. Mentre un valore negativo indica la possibilità dello stesso a subire perdite indipendentemente dall’andamento generale del mercato.

È ritenuto importante dagli investitori perché serve a misurare il ritorno attivo di un investimento, cioè la sua possibilità di battere il proprio indice di riferimento.

A livello globale, il 59% dei consulenti finanziari, il 57% dei fund buyer professionali e il 56% degli investitori istituzionali ritiene che gli investimenti ESG, siano una fonte di alpha.

Questo risulta nel sondaggio pubblicato recentemente da Natixis Investment Managers.

La percentuale è ancora più importante, 70%, se l’orizzonte è quello dei consulenti finanziari italiani.

L’analisi raggruppa e analizza i dati di quattro indagini globali condotte tra:

  • professionisti della finanza;
  • investitori individuali, investitori istituzionali;
  • fund buyer professionali.
Da qui emerge anche un altro dato altrettanto interessante.

Il 55% degli investitori istituzionali sta pianificando un aumento dell’allocazione negli ESG nel corso del 2019. Questo perché è sempre più diffusa la consapevolezza che le strategie ESG possano ridurre l’esposizione ai rischi sociali e di governance non identificati dall’analisi tradizionale.

Infatti, oltre la metà (56%) degli investitori individuali ritiene che le società in grado di dimostrare un maggiore livello di integrità supereranno le altre in termini di performance.

I quattro quinti (81%) richiedono un allineamento tra gli investimenti e i propri valori personali.

Più dei due terzi dei consulenti finanziari (68%) hanno dichiarato che sarebbero più propensi a raccomandare i prodotti ESG se fosse disponibile una migliore documentazione.

In Italia la percentuale arriva al 70%.

Questa sempre maggiore sensibilità dimostrata dai professionisti della finanza, deriva principalmente dalla crescente richiesta di attribuire rilevanza alle strategie ESG da parte degli investitori.

Infatti, la survey evidenzia che la richiesta supera l’offerta, soprattutto presso gli investitori più giovani.

Quali generazioni tendono ad investire di più?  

A differenza delle generazioni più anziane, il 56%, dunque la maggioranza degli investitori  appartengono alla categoria millenial.

Parlo di coloro che sono nati tra gli anni ’80 e il 2000 e rappresentano l’ultima generazione del XX secolo.

Una quota leggermente inferiore, il 48% della generazione X ossia quella dei nati tra il 1960 e il 1980,  hanno dichiarato di voler attribuire ai propri investimenti un impatto positivo sul mondo.

Sulla stessa lunghezza d’onda troviamo solo il 41% dei Baby Boomer. Con questa espressione si fa riferimento alla generazione dei nati tra la seconda metà degli anni Quaranta e la seconda metà degli anni Sessanta. Individui quindi che hanno oggi, nel 2019, tra i 55 e i 73 anni.

Il 30% appartiene invece alla Silent Generation.

La  Silent Generation è la corte demografica che  precede i Baby boomer . I demografi e i ricercatori usano la metà della fine degli anni venti come l’inizio della nascita e la prima metà degli anni quaranta come fine della nascita.

Sembra evidente che la maggiore spinta arrivi proprio dalle persone appartenenti a quella generazione che è stata più volte definita anche come Generazione Peter Pan.

Questo a causa della sua attitudine a procrastinare alcuni riti di passaggio all’età adulta rispetto ai tempi delle generazioni precedenti.

Nonché in virtù di una certa preferenza verso una più lunga coabitazione con i genitori.

Quando la generazione Z (stiamo parlando di coloro che sono nati dopo il 2000) sarà matura per accedere ai mercati, non sarà più necessario neanche formulare la domanda o redigere indagini.

Ricordiamoci che stiamo parlando di una generazione che ha le idee molto chiare in fatto di nuove tecnologie ma anche di salute e benessere.

Infatti, quasi i due terzi (66%) degli investitori istituzionali ritengono che l’ESG diventerà una pratica standard nei prossimi cinque anni, rispetto al 60% del 2017.

Finanza sostenibile e gli ESG: l’investimento del futuro

Quando si parla di Esg si parla di investimenti che hanno un impatto ambientale ma non è solo questo. L’acronimo indica anche un approccio basato una governance di buone pratiche che abbiano un impatto positivo sull’ambiente circostante.

Ovvero attuare investimenti con il profilo del buon padre di famiglia. Esg  non è la panacea a tutti gli scandali finanziari, ma sta diventando un tema di grande attualità.

La finanza sostenibile assicura sempre un rendimento, non è una donazione a fondo perduto.

La differenza è, che nei progetti Esg, l’investitore è disposto a rischiare di avere un rendimento più basso del mercato o addirittura di non averlo, pur di avere la certezza di un impatto ambientale o sociale

I millennials saranno la generazione del futuro ma i soldi da investire per ora non ne hanno molti. Gli investitori rimangono per la maggior parte pensionati o ricchi.

Entrambe le categorie appartengono alla generazione dei baby boomer più sensibile ad avere rendimenti vantaggiosi che a far bene alla comunità.

Perché alla fine è questo il lavoro dei consulenti: impiegare i soldi degli investitori in asset che generino rendimento.

Ed è forse per questo che i fondi Esg si rivolgono più agli investitori istituzionali piuttosto che i retail, ovvero gli investitori privati.

Siamo indietro rispetto a Paesi come la Francia sugli Esg perché il problema è culturale. Prima bisogna creare una sensibilità nei cittadini e rendere loro  consapevoli dell’impatto positivo di questi investimenti.

In questo modo si può creare un consenso che permetterà alle istituzioni di rischiare. Si tratta tra l’altro di una battaglia culturale vincente per le aziende nel lungo periodo.

Cosa ne pensi di questo argomento? Spero che questo articolo ti abbia dato argomenti chiari e concisi su quello che è la finanza sostenibile e in particolar modo gli Esg.

Naturalmente se vuoi saperne di più ti basta rivolgerti ad un pool di professionisti esperti in materia con anni di esperienza.
Compila il form qui sotto e richiedi una consulenza gratuita.
Avrai la possibilità non solo di approfondire questo tipo di argomento per i tuoi investimenti futuri ma di valutare i prodotti che compongono il metodo Alzarating e valutare quelli migliori per la tua azienda.

Ti ricordo inoltre che l’obiettivo primario del mio metodo è quello di alzare il Rating delle aziende in 12 mesi e renderle solvibili agli occhi delle banche e degli investitori.

Ti aspetto per la consulenza! Non perdere questa occasione, potrebbe segnare la strada del futuro della tua azienda.

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